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La risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019, che equipara di fatto nazismo e comunismo, vista da Pechino, sembra assumere una dimensione differente, come fosse un punto che diventa sempre più piccolo se osservato da lontano. Ancora una volta, forse giustamente, l’unica dimensione storica che assume il Parlamento è quella interna alle vicende europee e per di più alla luce dell’oggi e senza alcuna coscienza storica. Che senso ha creare un’equazione matematica fra fenomeni storici così complessi ed articolati e che hanno assunto dimensioni temporali e spaziali così differenti?

Infatti, almeno si potrebbe osservare che il nazionalsocialismo è stato – per nostra fortuna – un fenomeno storico e politico circoscritto e la sua denuncia, per i crimini di cui si è macchinato, è ormai iscritta nelle costituzioni di molti Paesi. Esso si fondava su presupposti ideologici che difendevano e professavano la violenza, la segregazione, il razzismo e ogni altro genere di scelleratezza. Diversa sembra invece essere la storia del comunismo, che…

Il commento di Federico Masini prosegue su Left in edicola dal 4 ottobre 2019

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