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Laura Pidcock è un astro nascente del movimento laburista. Classe 1987 è entrata in Parlamento nel 2017, eletta nel collegio di Durham, storico centro minerario del Nord est inglese, una zona storicamente laburista ma che ha votato in modo compatto per uscire dall’Unione europea. Recentemente ha parlato al Tuc (Trade union congress), il massimo organo dei sindacati britannici, dove ha presentato le nuove posizioni dei laburisti in favore del mondo del lavoro e del sindacato. Temi di cui la Pidcock si occupa anche all’interno del Gabinetto ombra di Corbyn.

La Conference laburista della scorsa settimana è stata oscurata dalla decisione dell’Alta Corte circa la riapertura del Parlamento, ciò nonostante è stata una occasione per annunciare un’agenda politica molto radicale. Secondo lei qual è stata la proposta più radicale annunciata a Brigthon?
Ovviamente considero molto importanti le proposte che sono legate al mio gabinetto ombra (sono sottosegretaria ombra per i diritti del lavoro) che sono state fatte al Tuc due settimane prima della conferenza. Molti richiami a quelle proposte sono state fatti chiaramente a Brighton, perché stiamo cercando di ricostruire fiducia e consapevolezza sui temi sindacali e del lavoro, perché saranno una parte cruciale e molto radicale del nostro prossimo programma elettorale. Come ha sottolineato Corbyn nel suo discorso, il Labour al governo introdurrà la maggiore estensione di diritti dei lavoratori che la Gran Bretagna abbia mai visto. Elimineremo i contratti a zero ore, introdurremo il salario minimo a 10 sterline a partire dall’età di 16 anni, introdurremo i diritti sindacali per tutti a partire dal primo giorno di lavoro, affronteremo il tema delle disparità salariali di genere, disabilità ed etniche. Inoltre introdurremo orari flessibili per le lavoratrici che…

 

L’intervista di Domenico Cerabona a Laura Pidcock prosegue su Left in edicola dal 4 ottobre 2019

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