La Lega lancia una crociata in difesa del tortellino e del crocifisso. Sarebbero simboli preclari dell’identità italiana secondo gli ex adoratori di Odino e castigatori di Roma ladrona ora diventati nazionalisti, predicatori di paranoiche teorie sulla sostituzione etnica e professionisti dell’odio razziale. L’harakiri politico di Matteo Salvini, la tenuta democratica del Parlamento e le proteste diffuse dei movimenti antirazzisti hanno fatto sì che il ministero più delicato, il Viminale, per nostra fortuna, non sia più nelle mani del capo leghista. In attesa che il governo Conte Due smonti i due decreti sicurezza (o almeno, come promesso, recepisca i rilievi del presidente della Repubblica Mattarella) auspichiamo che si apra una nuova stagione di affermazione dei diritti.

Si faccia una legge moderna sul fine vita, dopo la storica sentenza della Corte costituzionale sul caso di Dj Fabo. Si faccia una legge sulla cittadinanza, finalmente riconoscendo il diritto di quasi un milione di cittadini italiani che ne sono privi. Left ha sempre sostenuto la battaglia per una legge sullo ius soli, irresponsabilmente lasciata cadere nel nulla dal centrosinistra a fine 2017, complici i grillini quando era premier Gentiloni. Ora entrambe le formazioni politiche, insieme al governo, hanno l’occasione per fare autocritica e cambiare rotta, sostenendo quanto meno un primo, seppur timido, provvedimento come lo ius culturae, che lega al completamento di un ciclo di studi l’acquisizione della cittadinanza da parte dei bambini nati in Italia da genitori stranieri.

Cosa voglia dire, in concreto, nella vita di tutti i giorni, essere nati qui, vivere qui, senza veder riconosciuto il proprio diritto di cittadinanza, in questo sfoglio, lo racconta bene, in prima persona, Eric Gad, tratteggiando una condizione che assomiglia in modo doloroso all’apolidia. Cosa significhi ritrovarsi apolidi, diventando invisibili, subendo un violento tentativo di annullamento della propria identità e della propria storia lo racconta in modo toccante Luis Sepúlveda in questo numero di Left che dedica uno speciale alle elezioni in Uruguay e a Pepe Mujica di cui lo scrittore cileno è da sempre amico e sodale.

«Essere apolide è una delle peggiori situazioni in cui si può trovare una persona. Sei invisibile, non hai nessun diritto, sei l’ultimo della fila. È una condizione difficile da sopportare emotivamente, provoca dolore, ma quando uno sa perché si trova in quella situazione, allora la condizione di apolide non riesce a schiacciarti», dice lo scrittore che in Cile fu torturato ed esiliato per la sua opposizione al regime di Pinochet (si è visto restituire il passaporto solo in anni recenti). Anche a partire dalle sue parole ci interroghiamo su cosa significhi “cittadinanza”. È davvero una questione di identità? Come è dimostrato dalla scienza, l’identità si acquisisce alla nascita; nascita che è uguale per tutti gli esseri umani sia che nascano in Cina, in America, in Africa o in qualunque altra parte del globo. Per cui fin dalla nascita siamo tutti cittadini del mondo.

Parla di uguaglianza l’articolo 3 della nostra Costituzione, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo della persona umana. Fra questi ci sono i tanti ostacoli che incontrano i ragazzi nati in Italia da genitori stranieri. Non possiamo restare sordi alla loro richiesta di pieno riconoscimento. In questa storia di copertina tante voci di parlamentari e di politici appartenenti a differenti schieramenti, con accenti diversi, formano un coro di sì allo ius culturae, non come progetto assimilazionista, ma come apertura e riconoscimento delle tante culture diverse che animano la Penisola, dove da sempre si sono incontrate, mescolate e ibridate tradizioni, arti, costumi, visioni, lingue differenti. Lo racconta la storia multietnica e meticcia di un’Italia dai tanti volti regionali e locali.

Lo racconta anche il mito fondativo di Roma come scrive su Left il filologo e studioso del mondo antico Maurizio Bettini, (autore per Il Mulino di Contro le radici) raccontando della Città eterna come città dell’asylum, nata mescolando zolle di terra che Romolo aveva fatto appositamente venire da territori differenti. Una storia, quella delle origini multiculturali del Bel Paese, che neo nazionalisti di destra e rossobruni cercano di negare propalando messaggi xenofobi, pretendendo la chiusura dei porti, alzando barriere, cercando di imporre politiche di esclusione e ideologie fondamentaliste basate sul mito dell’origine pura e su quello che Adorno stigmatizzava come pericoloso gergo dell’autenticità, denunciando la violenza dell’identità basata sul sangue e della stirpe, che fu teorizzata da Heidegger e adottata dal nazismo.

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L'editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola dall'11 ottobre 2019

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La Lega lancia una crociata in difesa del tortellino e del crocifisso. Sarebbero simboli preclari dell’identità italiana secondo gli ex adoratori di Odino e castigatori di Roma ladrona ora diventati nazionalisti, predicatori di paranoiche teorie sulla sostituzione etnica e professionisti dell’odio razziale. L’harakiri politico di Matteo Salvini, la tenuta democratica del Parlamento e le proteste diffuse dei movimenti antirazzisti hanno fatto sì che il ministero più delicato, il Viminale, per nostra fortuna, non sia più nelle mani del capo leghista. In attesa che il governo Conte Due smonti i due decreti sicurezza (o almeno, come promesso, recepisca i rilievi del presidente della Repubblica Mattarella) auspichiamo che si apra una nuova stagione di affermazione dei diritti.

Si faccia una legge moderna sul fine vita, dopo la storica sentenza della Corte costituzionale sul caso di Dj Fabo. Si faccia una legge sulla cittadinanza, finalmente riconoscendo il diritto di quasi un milione di cittadini italiani che ne sono privi. Left ha sempre sostenuto la battaglia per una legge sullo ius soli, irresponsabilmente lasciata cadere nel nulla dal centrosinistra a fine 2017, complici i grillini quando era premier Gentiloni. Ora entrambe le formazioni politiche, insieme al governo, hanno l’occasione per fare autocritica e cambiare rotta, sostenendo quanto meno un primo, seppur timido, provvedimento come lo ius culturae, che lega al completamento di un ciclo di studi l’acquisizione della cittadinanza da parte dei bambini nati in Italia da genitori stranieri.

Cosa voglia dire, in concreto, nella vita di tutti i giorni, essere nati qui, vivere qui, senza veder riconosciuto il proprio diritto di cittadinanza, in questo sfoglio, lo racconta bene, in prima persona, Eric Gad, tratteggiando una condizione che assomiglia in modo doloroso all’apolidia. Cosa significhi ritrovarsi apolidi, diventando invisibili, subendo un violento tentativo di annullamento della propria identità e della propria storia lo racconta in modo toccante Luis Sepúlveda in questo numero di Left che dedica uno speciale alle elezioni in Uruguay e a Pepe Mujica di cui lo scrittore cileno è da sempre amico e sodale.

«Essere apolide è una delle peggiori situazioni in cui si può trovare una persona. Sei invisibile, non hai nessun diritto, sei l’ultimo della fila. È una condizione difficile da sopportare emotivamente, provoca dolore, ma quando uno sa perché si trova in quella situazione, allora la condizione di apolide non riesce a schiacciarti», dice lo scrittore che in Cile fu torturato ed esiliato per la sua opposizione al regime di Pinochet (si è visto restituire il passaporto solo in anni recenti). Anche a partire dalle sue parole ci interroghiamo su cosa significhi “cittadinanza”. È davvero una questione di identità? Come è dimostrato dalla scienza, l’identità si acquisisce alla nascita; nascita che è uguale per tutti gli esseri umani sia che nascano in Cina, in America, in Africa o in qualunque altra parte del globo. Per cui fin dalla nascita siamo tutti cittadini del mondo.

Parla di uguaglianza l’articolo 3 della nostra Costituzione, che affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo della persona umana. Fra questi ci sono i tanti ostacoli che incontrano i ragazzi nati in Italia da genitori stranieri. Non possiamo restare sordi alla loro richiesta di pieno riconoscimento. In questa storia di copertina tante voci di parlamentari e di politici appartenenti a differenti schieramenti, con accenti diversi, formano un coro di sì allo ius culturae, non come progetto assimilazionista, ma come apertura e riconoscimento delle tante culture diverse che animano la Penisola, dove da sempre si sono incontrate, mescolate e ibridate tradizioni, arti, costumi, visioni, lingue differenti. Lo racconta la storia multietnica e meticcia di un’Italia dai tanti volti regionali e locali.

Lo racconta anche il mito fondativo di Roma come scrive su Left il filologo e studioso del mondo antico Maurizio Bettini, (autore per Il Mulino di Contro le radici) raccontando della Città eterna come città dell’asylum, nata mescolando zolle di terra che Romolo aveva fatto appositamente venire da territori differenti. Una storia, quella delle origini multiculturali del Bel Paese, che neo nazionalisti di destra e rossobruni cercano di negare propalando messaggi xenofobi, pretendendo la chiusura dei porti, alzando barriere, cercando di imporre politiche di esclusione e ideologie fondamentaliste basate sul mito dell’origine pura e su quello che Adorno stigmatizzava come pericoloso gergo dell’autenticità, denunciando la violenza dell’identità basata sul sangue e della stirpe, che fu teorizzata da Heidegger e adottata dal nazismo.

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola dall’11 ottobre 2019

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