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«I miti sono racconti tradizionali forniti di una speciale “significatività”». Così ha scritto Walter Burkert, un grande studioso che al mito e alla religione antica ha dedicato tutta la vita. Questa definizione si presenta abbastanza semplice da risultare generale, ma anche sufficientemente specifica per destare fiducia.

“Tradizionalità” da un lato e “significatività” dall’altro, ecco i due poli fra i quali scatta quella tensione che viene chiamata “mito”. Il mito è un racconto “tradizionale” perché fa ormai parte del patrimonio narrativo di una comunità, è un racconto “accolto” da chi ne fa parte, conosciuto, noto.

Quanto alla “significatività” del mito, a cosa deve essere riferita? Nella teoria della comunicazione, la “significatività” di un certo fenomeno, misurabile anche in termini di “rilevanza” o “importanza”, ne definisce l’efficacia e la qualità nella trasmissione dell’informazione. In questo modo, dunque, il mito viene definito in qualche modo come un racconto “efficace”.

Ancora più esattamente, un racconto che ha la capacità di entrare subito in un “contesto” di relazioni, di rendersi fruibile, comprensibile, anche in una pluralità di sfere diverse: lo si scopre infatti in relazione con altri personaggi appartenenti alla stessa sfera narrativa, interpreti di altri racconti che risultano tangenti al mito che si ha sotto gli occhi, o si sta ascoltando, tanto che dall’uno si potrebbe transitare nell’altro; ovvero risulta subito connesso con luoghi noti, che da questo mito a volte hanno tratto addirittura il nome; con costumi e istituzioni proprie di una data comunità, e così di seguito, in un processo di “significatività” culturale che a volte risulta inesauribile.

Basta prendere il caso di Roma, di Enea il fondatore, e dei gemelli divini, suoi discendenti, che hanno dato vita alla città: la quale comprende luoghi (la grotta del Lupercale, il fico Ruminale) che con questo mito hanno rapporto; dei culti, come quelli di Giove Feretrio che Romolo stesso ha fondato: innumerevoli pratiche culturali che al mito di fondazione si riconnettono, come…

L’articolo di Maurizio Bettini prosegue su Left in edicola dall’11 ottobre

SOMMARIO ACQUISTA

Il testo di Maurizio Bettini, filologo e latinista prende spunto dalla conferenza che il docente di Filologia classica dell’università di Siena terrà il 19 ottobre all’aula magna della Cavallerizza a Torino. Il tema dell’incontro è “Homo sum. Essere umani nel mondo antico”, che è il titolo anche del libro pubblicato di recente da Bettini per Einaudi. L’appuntamento con Bettini è nell’ambito del Festival del classico organizzato dal Circolo dei lettori in programma dal 17 al 20 ottobre e che quest’anno ha come tema “La verità ci renderà liberi”.

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