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Distinguere un video vero da uno falso sarà sempre più complicato e non esistono ancora software in grado di identificare le contraffazioni. Inoltre le norme contro diffamazione e truffe rischiano di essere insufficienti. Ci aspetta una sfida cruciale per la democrazia

Molti di noi ne hanno scoperto l’esistenza “grazie” a Striscia la notizia che, qualche settimana fa, ha trasmesso un video che mostrava un fuorionda in cui Matteo Renzi – appena dopo la sua decisione di lasciare il Pd per fondare Italia Viva – si lasciava andare a gesti offensivi nei confronti di esponenti del suo ex partito e del governo Conte. O, almeno, nel video trasmesso come fuorionda sembrava che Matteo Renzi lo facesse. In realtà si trattava di un deep fake, cioè un video realizzato utilizzando l’intelligenza artificiale che ha sovrapposto al corpo di un imitatore il volto di Renzi, facendo in modo che sembrasse davvero lui il soggetto ritratto.

Il Tg diretto da Antonio Ricci si è affrettato ad affermare che si trattava unicamente di satira, ma sicuramente il deep fake è un fenomeno di cui sentiremo parlare sempre più spesso. E non sarà affatto divertente. La tecnologia che sta dietro ai video deep fake sta diventando sempre più sofisticata, e distinguere un video vero da uno falso potrà risultare progressivamente complicato, con pesantissime implicazioni per il mondo dell’informazione, per il dibattito democratico e per la vita di tutti noi.

Nel prossimo futuro, chiunque potrà creare deep fake con semplicità, puntando ad ingannare tutti ma soprattutto le persone più anziane con meno dimestichezza con la tecnologia. I primi timori, legati soprattutto alla campagna presidenziale Usa che si terrà il prossimo anno, sono…

L’articolo di Ernesto Belisario prosegue su Left in edicola dal 25 ottobre 

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