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Fermi tutti: la nuova moda dei deputati che non sopportano internet (quelli che sono abituati a trovare spumante e pasticcini ogni volta che devono proporre un soliloquio e che non reggono un confronto qualsiasi su un social qualsiasi) è la moda di “regolamentare” i social con, udite udite, una carta d’identità per iscriversi. Non sanno (o fingono di non sapere) che esistono già le leggi e tutti gli strumenti per dare un nome e un cognome a un account ma l’argomento, trattato in superficie sfruttando l’ignoranza, funziona benissimo.

Eppure è un cagata pazzesca.

Dice Matteo Grandi, che con internet ci lavora e lo studia da sempre: «La carta d’identità per andare sui social è una delle proposte più ridicole e senza senso che non si sentivano da anni e capisco che la politica ha una gran voglia di mettere le mani sul web e di disciplinarlo ma probabilmente la politica non ha presente di cosa sia la rete. Mi sorprende che una proposta del genere arrivi da un deputato giovane e sedicente social come Marattin ma la cosa veramente grave è la seguente: la prima è che oggi di fatto un anonimato vero e proprio in internet non esiste perché con l’indirizzo ip siamo tutti rintracciabili e la seconda è che l’anonimato, per chi riesce invece a nascondersi dall’indirizzo ip, è un diritto umano sancito e riconosciuto perché è proprio grazie all’anonimato che si possono fare denunce anonime (e ne sono state fatte tante, che hanno anche cambiato il corso della storia) senza incorrere in ritorsioni. Allora iniziamo a capire che non è mettendo mano in maniera goffa e arbitraria a delle leggi che si può migliorare l’aria che si respira in rete ma è solo attraverso percorsi seri di cultura digitale».

E io non avrei potuto dirlo meglio. Ignoranti su internet che vogliono regolamentare internet. Poveri loro. Poveri noi. Chissà quando tornerà di moda studiare prima di parlare.

Buon mercoledì.

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