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Scorrono davanti agli occhi le immagini delle proteste in Cile, represse con estrema violenza e spargimento di sangue dalla polizia di Sebastián Piñera, come denunciano su queste pagine attivisti, scrittori e Marcos Barraza, ex ministro del governo Bachelet. La goccia che ha fatto traboccare il vaso del malcontento popolare è stato l’esoso aumento del biglietto della metro, che materialmente colpisce gli studenti e le fasce sociali più deboli e che su un piano simbolico assume un senso ben più ampio di negazione del diritto a poter vivere liberamente la città e la sua dimensione sociale. La rabbia di chi si vede negato il diritto all’abitare e alla cittadinanza esplode in questi giorni nelle piazze di mezzo mondo. Sono immagini che ci parlano di proteste contro le crescenti disuguaglianze, che puntano il dito contro un capitalismo predatorio che distrugge l’ambiente, la qualità della vita, che genera disagio sociale e malessere nelle persone.

La maschera del Joker, che fa capolino dietro agli incendi di negozi e hotel a Santiago evocando il caos e la pazzia distruttiva di Gotham City però non dice la verità di quel che sta succedendo. Vorrebbe indurci a pensare, con rassegnazione, che non ci può essere rivolta riuscita, ma solo distruzione e autodistruzione. Come la Bibbia “insegna” e il film del regista Todd Phillips ora ci ripete abilmente sul grande schermo. Ma non è così. Stanno crescendo nuove, forti, prese di posizione contro politiche di austerity, contro la mercificazione dei luoghi pubblici; da ogni parte spuntano movimenti che ci parlano di piena politicizzazione dello spazio urbano. Incursioni di Joker incendiari guadagnano la ribalta sui media ma i movimenti di protesta che si stanno riversando nelle strade di molte città del mondo contro l’ingiustizia sociale sono movimenti non violenti che lottano per una società più giusta, solidale e inclusiva.

Prendendo le distanze dalla narrazione mainstream, scansando con cura la trappola di Joker che finisce per agire la violenza che ha subito, preferiamo soffermarci su scatti come quello che, a Santiago, ci mostra una ragazza che, con vitalità e destrezza, salta i tornelli. Seguita da molti altri. E su immagini come la splendida ragazza che campeggia in copertina. Truccata da Joker, gioca con la maschera del fool shakesperiano che osa dire che il re è nudo, sfoderando un irresistibile sorriso. Da più parti del mondo, a ben vedere, arrivano belle immagini di resistenza, di netto rifiuto dell’ideologia turbo capitalista che misura il diritto di cittadinanza in base al censo. Arrivano da Quito in Ecuador (dove 25mila indios hanno invaso la città assediando il governo), da Santiago, da Beirut, da città, purtroppo, sempre di più strette nella morsa di politiche neoliberiste che tendono ad espellere i più poveri dai centri storici, a spezzare i legami sociali, generando isolamento, nuovi ghetti e nuovi apartheid nelle periferie urbane. Non solo a Brasilia o a Pretoria vediamo crescere barriere e aree circondate da fili spinati per proteggere i quartieri residenziali. Panchine con divisori e pensiline a sdrucciolo anti bivacco sono sempre più diffuse nei centri storici del Belpaese guidati da amministrazioni con una crescente ossessione per il “decoro urbano” che in Italia si traduce in un vero e proprio boom di architettura ostile non solo nelle città governate da leghisti.

A questa inquietante mutazione che sta uccidendo alcune delle più belle città storiche italiane dedichiamo un ampio sfoglio di copertina, denunciando la speculazione, la deregulation urbanistica, la corruzione che asfissia la Capitale, ma anche il super marketing turistico, a tutto vantaggio di Airbnb che sta radicalmente cambiando il volto di Napoli e di Firenze, ridotte a quinte, a sfondo per selfie di un turismo mordi e fuggi. Facendo tesoro della grande passione civile e dell’importante lavoro di riflessione critica dell’urbanista Edoardo Salzano, qui ricordato da Mauro Baioni, non ci limitiamo alla pars destruens ma proviamo ad avanzare delle proposte, parlando di rigenerazione urbana, di radicale trasformazione del modello di sviluppo della città auspicata dai Fridays for future, raccontando di pratiche concrete come il baratto amministrativo e dando voce ai movimenti impegnati nella difesa dei beni comuni. La città riflette la forma della società, è un organismo vivo diceva Plinio, è memoria viva del passato, ma anche creazione collettiva in continua trasformazione. Da qui bisogna ripartire per costruire un futuro diverso.

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola dall’1 novembre

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