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Scrittore, sceneggiatore e giornalista, Marcelo Figueras ha sempre affiancato un forte attivismo politico al suo impegno nel mondo letterario. E ora dopo Kamchatka e Aquarium, ambientati rispettivamente nell’Argentina della dittatura e in Palestina, torna in Italia con un nuovo romanzo, Il re dei rovi, anche questo edito da L’Asino d’oro, in cui avventure fantastiche si mischiano a problemi molto concreti.

Figueras, i protagonisti dei suoi romanzi sono spesso ragazzi, ne Il re dei rovi sono Milo e Bava, ma anche in Kamchatka c’era il giovane Harry al centro della vicenda. Nonostante vivano situazioni drammatiche, a salvarli sembra essere sempre la loro capacità di immaginare. È questo che rende i suoi giovani protagonisti così efficaci nel raccontare i problemi che spesso sono comuni a tanti argentini di oggi?
Non è una scelta cosciente, ma riflettendoci deve avere a che fare con la convinzione che ho che i ragazzi o i bambini siano i più resilienti. Qui in Argentina abbiamo dovuto affrontare molte situazioni critiche negli ultimi 40 anni, dalla dittatura a gravi crisi economiche, ecc. Credo che molte di queste situazioni abbiano spezzato gli adulti, penso che loro non si riprendano mai del tutto da questi eventi traumatici. Ma i ragazzini sì.Nei miei romanzi ci sono sempre bambini perché credo che nonostante gli eventi traumatici che le mie storie raccontano, i ragazzi possano superarli e raggiungere comunque qualche sorta di felicità.

Nella versione originale de Il re dei rovi sono presenti numerose illustrazioni. Che rapporto si crea tra narrazione e immagine? Anche Kamchatka ha avuto uno sviluppo visivo, diventando un’opera musicale. Cosa ha guadagnato il racconto originale con l’aggiunta di musica e recitazione?
Sono uno scrittore, ma sono anche un uomo che appartiene a una generazione che è…

L’intervista di Alessia Gasparini a Marcelo Figueras prosegue su Left in edicola dall’1 novembre

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