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Lo scorso 6 ottobre, 5.092.424 elettori portoghesi hanno eletto i 230 membri, di cui 4 dall’estero, della Assembleia da República, il Parlamento monocamerale del Portogallo. Una partecipazione bassa pari al 48,5% degli aventi diritto, ma di grande impatto politico. In controtendenza con il resto d’Europa una chiara vittoria della sinistra (147 seggi e 54,49%) e al suo interno, in ruolo egemone, un partito socialista (108 seggi e 36,34 %). La sinistra portoghese è una sinistra plurale, articolata, in ordine su 5 liste: Partido Socialista (PS), Bloco de Esquerda (BE), Coligação Democrática Unitária (CDU), costituita da PCP e Os Verdes, Pessoas – Animais – Natureza (PAN) e Livre (L), una nuova formazione rosso-verde. Altra anormalità portoghese, che la differenzia nettamente dalla Spagna, è la debolezza della estrema destra, che entra in Parlamento con un seggio e 1,29% di Chega (CH).

In Spagna le previsioni sulle intenzioni di voto sono diverse e non concordanti, per esempio in data 28 ottobre 2019 il sito https://electocracia.com/ riportava la seguente previsione: PSOE 27,0% (-0,1), PP 21,6% (-0,2), UNIDAS PODEMOS 12,5% (+0,1), CIUDADANOS 9,5% (-0,6), VOX 12,0% (+1,0), MÁS PAÍS 4,0% (-0,2). In tale schema la sinistra PSOE, UP e MP, la nuova formazione di Íñigo Errejón, già leader della minoranza di Podemos in opposizione a Pablo Iglesias, arriva al 43,5%. Tale risultato conforterebbe il detto popolare portoghese “Dalla Spagna né buon vento, né buon matrimonio”. Tuttavia sempre nello stesso sito l’aggiornamento al 4/11 mostra un miglioramento per SIGMA DOS per il giornale El Mundo al 45,4%, derivante da un 27,9% del PSOE e da un 13,5% di UP. Nella stessa data IPSOS da la sinistra al 43,7% prevedendo un’esplosione di MP al 4,7% e una regressione del PSOE al 26% e UP al 13%. Alle elezioni del 28 aprile 2019 il PSOE era il 28,7% e UP al 14,3%, cioè al 43%, ma con ERC (3,9%)al 46,9%. ERC Esquerra Republicana de Catalunya-Sobiranistes è una componente di sinistra catalana indispensabile, perché senza il PNV basco e un partito catalano non si forma una maggioranza stabile e non si sana la ferita dell’indip Iendentismo catalano. La questione catalana non ha sbocco politico perché anche la sinistra è divisa con il PSOE che ha abbandonato la proposta federalista del suo membro catalano il PSC e Podemos paralizzato e comunisti non hanno più una presenza specifica come il PSUC, Partito Socialista Unificato di Cattalogna. Nelle elezioni del dicembre 2015 il PSOE perse l’8% e con il suo 20,8% era contendibile la sua indiscussa leadership, in quanto la variegata sinistra intorno a P Podemos più IU, Izquierda Unida aveva raggiunto il 24,64%. La campagna elettorale del giugno 2016 fu all’insegna del sorpasso ( in italiano), come se fosse replicabile la Grecia di Syriza sul PASOK, invece di costruzione di una piattaforma di sinistra, alternativa alla politica di austerità. Il sorpasso fallì per il recupero socialista e la perdita di voto della coalizione della sinistra.

La vittoria di Sanchez nel PSOE mise fine ad ipotesi di Grande coalizione alla spagnola con socialisti, popolari e Ciudadanos, una formazione di centro-sinistra prodotta al pari di Podemos, da movimento degli indignados- Movimiento 15-M, derivato dalla data 15 maggio 2011 delle elezioni amministrative perse dai socialisti, come le successive politiche dello stesso anno e alle europee del 2014, frutto della scelta come leader di Alfredo Pérez Rubalcaba invece della socialista catalana Carmen Cachòn. Soltanto un sondaggio di fine ottobre dava il PSOE sopra il il 30% e precisamente al 32,2% che con il 14,6% di UP faceva un 46,8%, che unito al 2,9% di MP, la avvicinava al 50%. Allo stato un risultato portoghese appare escluso e, quindi, come in Portogallo un monocolore socialista, conquistato con una proposta unitaria, mentre Sanchez governa ora in solitaria minoranza. Si rischia un nuovo 2016 con la destra, anche estrema, più forte nei sondaggi VOX supera sempre Ciudadanos e il PPO cresce.

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