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[Segue da qui]

4. Dio-Google

Verso la fine di agosto del 2001 ero di nuovo a Carnegie-Mellon ed un amico mi dice. “Ehi lo sai che esiste Google?” Prima Google non c’era! O meglio pochi ancora lo conoscevano anche se era nato nel 1998. Naturalmente in rete esistevano già dei motori di ricerca, ma erano poco pratici, farraginosi e soprattutto davano spesso risultati inattendibili. Google invece funzionava e ci indovinava quasi sempre. Ma non era solo questo. Google era veramente la cosa più vicina a un “dio” che l’umanità avesse sino allora inventato!. Vado avanti con questa idea da più di dieci anni. E ogni anno, incredibilmente, con gli studenti scopriamo una nuova caratteristica. Dio-Google è tendenzialmente onnisciente (chi può negarlo?), è infinito (l’informazione si espande ad ogni secondo) è onnipotente (i due fondatori sono tra i più ricchi al mondo), è onnipresente. Ultimamente abbiamo scoperto che “Dio-Google” ci ascolta (ci sono film a proposito) e che un’altra interessante caratteristica divina è che “Dio è semplice”. E come si può negare che Google abbia fatto della semplicità la sua arma principale? Sperando di avervi convinto, passiamo ad altro.

Google crea continuamente sotto-mondi: per esempio Google Art, Google Scholar, Google Books. Ricordo ancora quando un mio ex-studente da qualche parte d’Europa mi scrisse: “Prof, ma ha visto questo?” Era Google Earth, una rivoluzione epocale per me e per il mio insegnamento. Google Earth consentiva non solo di navigare le mappe fornite dal sistema, ma di creare mappe fatte da ciascuno di noi. Precedentemente – come gran parte dei professori di Progettazione architettonica e urbana – sceglievo un’area libera e stilavo un programma specifico per l’edificio da progettare (una biblioteca, una scuola, un’asilo). Tutti gli studenti facevano il progetto per lo stesso tipo di edificio sulla stessa area. Ma ora con Google Earth mappavo cinquanta aree o vuoti urbani in un determinato settore della città e chiedevo agli studenti di scegliere ciascuno un’area e di ipotizzare un programma adatto per quella area. Così avevo cinquanta progetti diversi su cinquanta aree diverse. Una rivoluzione con ricadute importanti nella condivisione del progetto, nella possibilità di interloquire con la realtà sociale, con la liberazione delle forze e delle energie propositive di ciascuno studente.

5. Arrivano i Blog e i podcast

I progetti erano pubblicati nel blog di ciascuno studente. Tutti i blog collegati tra loro venivano a costituire una rete interna al corso, ma soprattutto esterna. Le proposte infatti erano messe a confronto con associazioni e con possibili clienti o promoter che si muovevano nel territorio. Con queste persone gli studenti intessevano relazioni e avevano incontri per trovare soluzioni comuni. Questo sistema va avanti dal 2009 in una serie di progetti urbani che durano dai tre ai cinque anni. Il 14 dicembre al Museo Macro presentiamo nella sala Roma l’esito dell’ultimo progetto redatto con questa modalità. Si chiama “UnLost Territories, ricostruire la periferia a Roma”, segue il progetto Tevere cavo di cui Left si è già interessato.

Dal punto di vista dell’uso di Internet, un progetto urbano come Unlost Territories da una parte fa tesoro della rivoluzione della “mappatura informatica” innestata da Google Earth dall’altra partecipa della rivoluzione dei Blog. Si tratta di un ambiente che rende ancora più facile ed interattivo l’uso al web a molte persone. Fu chiamato web 2.0.

In particolare i blog sono efficaci ambienti di collegamento per notizie, musica ed audio attraverso dei “feed” che prendono il contenuto da una parte e lo inseriscono automaticamente in un’altra. Nel mio caso iniziai ad avere un blog per partecipare della grande rivoluzione dell’iTunes Store quando nell’ottobre del 2005 la Apple aprì la pubblicazione del Podcast. Di nuovo, l’aspetto più interessante dell’iTunes Store non era tanto quello di poter acquistare la musica, ma quello di poter pubblicare – “nello stesso negozio virtuale di Madonna” – il proprio Podcast. E cioè un prodotto audio o video che poteva essere scaricato in qualunque computer oppure lettore mp3 e successivamente telefonino. Ci misi i Podcast di miei interi corsi universitari e qualche volta mi è capitato di essere fermato da studenti di altre sedi, aficionados di queste mie lezioni on line. Il mio Podcast esiste ancora e tiene gli ultimi sette prodotti caricati.

6. Libri on demand

Attorno alla metà degli anni Duemila, arrivarono anche in Italia gli editori on demand. Era una fantastica novità tutta consentita dalla rete internet. Se un editore tradizionale era obbligato a stampare almeno trecento copie di un libro, con tutti i rischi legati all’invenduto e all’immagazzinamento, un editore internet stampava solo “on demand”. Stampava cioè quando il libro gli veniva effettivamente ordinato. L’autore caricava un pdf già impaginato (o comprava il servizio di impaginazione e redazione), l’editore internet rendeva il libro disponibile nella sua libreria virtuale e anche nelle principali librerie sul web (per esempio in Amazon). L’editore tratteneva una percentuale sul prezzo di acquisto che decideva l’autore. Chi voleva, comprava il libro su internet e se lo faceva arrivare a casa, oppure comprava la versione elettronica e lo aveva istantaneamente! Che idea meravigliosa. Mi misi subito al lavoro e attraverso questo sistema risolsi due grandi crisi. Innanzitutto la versione inglese della collana “The IT Revolution in Architecture” che era arrivata al 26 volume si era arrestata con l’editore in Inglese. Scoprii che il nuovo editore italiano poteva farne anche una versione in inglese, ma non poteva distribuirla. Allora la misi on demand con l’editore internet e facemmo così altri sette volumi. La seconda grande crisi che risolse i’editore on line fu per i libri ideati e prodotti nel dottorato di ricerca ai tempi del mio coordinamento. Uscirono in questo modo cinque libri on demand, senza gravare su soldi pubblici e con una distribuzione ebook gratis che un editore tradizionale non ci avrebbe concesso. Ve ne accludo uno per il free download dedicato ad Alessandro Anselmi, un grande architetto italiano scomparso nel 2013. Contiene saggi di colleghi e prestigiosi amici e approfondimenti dei dottorandi, Ve lo raccomando.

Anche in questo caso si trattava dell’applicazione delle stesso principio. Bisognava essere “trasmettitori di informazioni, non semplici utenti “ era questa la promessa di Internet che bisognava sempre perseguire. Poco prima di questi avvenimenti era nato YouTube che permetteva la condivisione dei contenuti video. Era responsabilità di ciascuno di noi decidere cosa rendere disponibile in questo canale televisivo personalizzabile. Ho molte decine di video, e sono legato a quello sulla morte di Pasolini in relazione alla P2. Un amico mi raccontava di che cambiamento antropologico c’è oggi non solo nei giovani, ma anche negli adolescenti e quasi nei bambini. Che idea del sesso possono avere dei dodici o tredicenni attraverso YouPorn?. Per rispondergli ho elaborato una formula: “È sempre responsabilità dei grandi” gli ho detto. E per grandi intendo non solo per età, ma per cultura, per sensibilità, per intelligenza. Sono “i più grandi” che hanno l’obbligo di creare un orizzonte di senso. Se questo orizzonte di senso non viene creato c’è l’abisso della violenza, della pornografia, della droga e dello sballo. Tutto amplificato da Internet. Che non è né buono né cattivo, è solo un incredibile acceleratore.

L’uso dei social, che nel frattempo sono diventati onnipresenti, è un bel campo di battaglia a questo proposito. Ricordo che un altro amico (meno male che ne ho!) una volta mi disse: «C’e un modo intelligente anche di girare una maniglia».

[Seconda puntata – SEGUE]

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Antonino Saggio, insegna dal 1985 Informatica e Architettura prima alla Carnegie-Mellon di Pittsburgh, poi all’ETH di Zurigo e dal 1999 alla “Sapienza” di Roma. Ha fondato la collana internazionale “La rivoluzione informatica in Architettura” (Birkhauser, Edilstampa) che dal 1998 ha prodotto 38 volumi ognuno incentrato su una personalità o su un tema rivelante per comprendere il grande cambiamento di orizzonte teorico e culturale di cui l’Informatica è portatrice anche per l’architettura.

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