Il nuovo libro di Gianni Fresu indaga le ragioni della fortuna mondiale dell’“uomo filosofo”. «Oggi il pensiero gramsciano è una risorsa analitica fondamentale», dice il docente dell’Universidade federal de Uberlândia

Nel centenario del “biennio rosso” torinese, arriva in libreria Antonio Gramsci. L’uomo filosofo (Aipsa edizioni) di Gianni Fresu che, dopo un dottorato di ricerca all’Università di Urbino, è professore di Filosofia politica in Brasile all’Universidade federal de Uberlândia. A partire dal titolo del libro, che richiama un tema fondamentale dei Quaderni gramsciani, gli proponiamo di commentare alcuni aspetti della sua ricerca.

L’espressione “ogni uomo è filosofo” implica la fondamentale certezza di quello che Gramsci nel Quaderno 7 definisce «sentimento» di «uguaglianza naturale cioè psico-fisica» di tutti gli esseri umani, poiché «tutti nascono allo stesso modo»: una proposizione rivoluzionaria, che prefigura trasformazioni sociali e politiche mai come oggi inattuali, eppure necessarie.
Questa espressione sintetizza l’idea di emancipazione umana in Gramsci, intesa non solo come abolizione delle contraddizioni sociali che impediscono l’effettiva uguaglianza tra gli uomini, ma come sovvertimento della gerarchia che divide l’umanità in dirigenti e diretti, contrapponendo lavoro intellettuale e lavoro manuale: una frattura innaturale, frutto di un lungo processo di divisione e specializzazione del lavoro.

Presentare il sapere, la filosofia, la politica come materie troppo complicate e inaccessibili per i «semplici» ha per Gramsci la funzione di porre la necessità di una casta incaricata di amministrare le funzioni intellettuali, capace di rendere invalicabile il confine tra lavoro manuale e intellettuale fino a rendere insuperabile la condizione di subalternità delle masse popolari.

Il giovane rivoluzionario, il dirigente politico, il teorico: la partizione del libro rinvia a tre fasi della vita di Gramsci, inserendole allo stesso tempo in un quadro di profonda continuità di cui alcuni temi, come la cultura proletaria, costituiscono il filo conduttore di fondo.
La questione dell’utilizzo strumentale dei «semplici» da parte delle classi dirigenti è il filo rosso che…

L’articolo di Noemi Ghetti prosegue su Left in edicola dal 15 novembre 2019

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