Condividi

«L’umore depresso e la depressione sono effetti indesiderati ben noti dell’uso di contraccettivi ormonali. La depressione può essere grave ed è un fattore di rischio ben noto per il comportamento suicidario e il suicidio. Alle donne va consigliato di contattare il medico in caso di cambiamenti d’umore e sintomi depressivi, anche se insorti poco dopo l’inizio del trattamento». Con questa avvertenza, e in considerazione di una non precisata «valutazione del segnale di sicurezza condotta a livello europeo», l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha aggiornato i bugiardini dei contraccettivi ormonali. E la nota sul rischio di depressione e suicidio connesso all’uso di contraccettivi ormonali è stata rilanciata dall’Ansa e da numerose testate. Da psichiatra e psicoterapeuta trovo francamente sconcertante questa modalità twitteristica di comunicare su temi così importanti e profondamente fuorviante il messaggio contenuto. Occorre premettere che sui presunti (e falsi) effetti dannosi della pillola a livello organico c’è un’intera letteratura che per estensione probabilmente non ha uguali. Si va dalla generica credenza che l’uso della pillola danneggi in un qualche modo la donna (e quindi occorra interromperla ogni tanto), fino a favorirne la sterilità, oppure che aumenti, una volta interrotta, il rischio di aborto o di gemellarità. A quel medico che durante i primi anni dell’utilizzo dei contraccettivi ormonali concludeva su The Lancet che l’unica causa possibile della lussazione sterno-costale della sua paziente risiedesse nella pillola, sembrava rispondere poi l’Osservatore Romano che attribuiva alla pillola «effetti cancerogeni, abortivi e effetti ecologici devastanti causa di infertilità maschile in Occidente». In realtà già alcuni anni fa uno studio (Hannaford et al 2010) durato quasi 40 anni su un campione vastissimo ha rilevato tra le donne che prendono la pillola una riduzione della mortalità pari al 12% rispetto a chi non ne aveva mai fatto uso. Pertanto ora sembra che la dannosità della contraccezione ormonale, non essendo più facilmente sostenibile in termini fisici, venga riproposta in termini di presunti effetti dannosi a livello mentale. La letteratura internazionale…

L’articolo di Luca Giorgini prosegue su Left in edicola dal 22 novembre

SOMMARIO ACQUISTA

Commenti

commenti

Condividi