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«Fanculo Vox» così, con un tweet di solo due parole, la cantante catalana Rosalia, 26 anni, 6,5 milioni di follower su Instagram e quattro Latin Grammy vinti giovedì scorso, ha deciso di far sapere la sua opinione sul successo di Vox, la formazione di ultradestra, nelle elezioni spagnole del 10 novembre. In meno di un’ora il messaggio contro il partito di Santiago Abascal ha ricevuto più di 83mila like ed è stato retwittato 30mila volte.

Il femminismo in Spagna è in stato di allerta estrema per l’entrata deflagrante della destra nazionalista di Vox al Congresso, la forza politica che è cresciuta di più, che ha eletto 52 deputati e ha l’anti-femminismo come uno degli assi fondamentali del suo programma politico. Vox è diventato il partito che ha beneficiato maggiormente di questa nuova puntata elettorale. È passato da 2,5 milioni di voti (10,6%), ottenuti ad aprile, a 3,6 milioni (15,2%).

In questo modo, per la prima volta nella democrazia spagnola, una formazione dichiaratamente sessista, che lancia messaggi xenofobi, che non riconosce i matrimoni tra persone dello stesso sesso e che nega l’esistenza della violenza di genere, diventa la terza forza politica del Paese. Vogliosi di governare, i rappresentanti dell’ultradestra entrano nelle istituzioni e impongono la propria ideologia, come già successo nella regione autonoma dell’Andalusia o nell’area metropolitana di Madrid, dove il Partito popolare e i liberisti di Ciudadanos hanno ceduto a Vox su alcuni temi sensibili, pur di trovare un equilibrio di governo locale.

Alice Rubio, deputata di Vox nell’assemblea di Madrid, ha provocato un’onda di indignazione per aver sostenuto che «il femminismo è un cancro, è un movimento che rappresenta fraudolentemente le donne» e ha insistito: «Vorrei mettere come insegnamento obbligatorio, invece del femminismo, il cucito. Cucire un bottone dà molto potere». Un perfetto esempio di quello che Vox immagina per le donne, rinchiuderle nell’unico spazio riconosciuto per loro, quello domestico. La deputata ha manifestato anche…

L’articolo di Marina Turi prosegue su Left in edicola dal 22 novembre

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