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Si sta verificando un’apertura di interesse, intorno al volume appena uscito, di cui sono co-curatrice (I secoli delle donne. Fonti e materiali per la didattica della storia, a cura di Franca Bellucci, Alessandra F. Celi, Liviana Gazzetta, Roma, biblink, 2019, volume promosso dalla Società Italiana delle Storiche): lo constatiamo e volentieri corrispondiamo. È la conferma che, di fronte ad un panorama italiano e non solo in cui perdurano tensioni gravi, anche sanguinose, nella relazione uomo – donna, si devono sperimentare ulteriori azioni anche culturali, che risultino efficaci. Può essere che siano vane le parole che si accumulano, mentre tutti gli aspetti degli squilibri restano inalterati.

Viene da meditare in profondità sulla severa, interrogativa e rigenerativa cancellazione di parole nell’opera dell’artista Emilio Isgrò. Per attivare il corretto circuito l’attesa di molti si rivolge alla scuola: ma anche questa attesa rischia di disperdersi, se, considerando che dal 2015 la scuola mette in atto un intervento specifico (le Linee guida nazionali del Miur), lo stallo continua. Si ha l’impressione che ogni azione varata tenda a diventare routine, perdendo di efficacia.

Il nuovo libro ha una proposta basata su una modalità snella, essenziale: misurata in ogni parte del progetto realizzato. Dunque, nulla a che vedere con il modo con cui i manuali sono soliti rispondere alla complessità del mondo, in genere cioè aumentando la mole delle pagine. Del resto questo nuovo volume non si colloca nell’ambito dei manuali. Pur con le sue molteplici sezioni questa è un’opera serrata intorno all’obiettivo: che è quello di realizzare il racconto storico con la presenza, in ogni tempo, delle donne, superando l’abituale dislivello negativo che ad esse è riserbato.

Intorno a questo obiettivo precipuo si sono intrecciati materiali diversi, comunque di coerente sguardo critico. Il corpo più ampio del libro è costituito da singoli documenti, fonti concernenti la presenza storica delle donne. La disposizione cronologica rispetta la tradizione scolastica, partendo dall’antico per giungere al contemporaneo: con una allure, però, che si intensifica verso il contemporaneo. Queste fonti richiamano, attraverso un semplice cifrario, la sezione posta in testa al libro: quella dei saggi diacronici, agili excursus sulle “parole-chiave” curati da specialiste e specialisti: Genere/ Corpo / Famiglie/ Patrimonio/ Diritto/ diritti/ Potere/ Cristianesimo/ Violenza/ Formazione e cultura/Lavoro.

Si incrociano così, in queste due preponderanti sezioni, due linguaggi culturali, quello precisamente focalizzato del documento e quello dei saggi, che abbraccia il tempo lungo in tagli di cultura antropologica. I due linguaggi sono però solidali nel considerare come la prospettiva di genere è legata allo sguardo: sul momento e, in modo diverso e consapevole, a distanza di tempo.

Vi sono altre sezioni nel libro, snelle ma significative: la sezione iconografica, che guida a decodificare le immagini-documento, la sezione filmica che guida all’utilizzo didattico di pellicole. È evidente che i contatti dell’attualità e della prospettiva oltrepassano le scansioni abituali nella scuola. Ci si apre dunque a questa consapevolezza problematica: in particolare con la sezione delle bibliografie sulla condizione della donna nel mondo, stringata, ma ricca di informazioni, buona premessa per aprirsi alla dimensione geografico-culturale in atto nella società.

La forza comunicativa del progetto sta nel tener presente con piena consapevolezza che i e le giovani percorrono i gradi dello studio per trovare risposte alle problematiche della loro contemporaneità e del loro fisico prendere posto nella società. C’è una importante estensione da considerare: che non è detto che la formazione riguardi esclusivamente gli studenti. Si tiene presente infatti l’utilità dell’autoformazione degli stessi insegnanti (si veda l’ultima sezione, con il Questionario di autovalutazione): si delinea quasi una società solidale impegnata nel reciproco insegnamento, attenta a non incorrere nel paternalismo indotto dalla autoconvinzione di sufficienza.

È evidente che quest’opera smentisce chi considera che la storia, come infine la cultura, sia appannaggio degli uomini, o chi afferma che le donne mancano negli archivi. Anche se, è vero, gli archivi sono da scandagliare con maggior convinzione, dando il nome appropriato alle donne e recuperando presenze di vite per frammenti.
Tra le fonti del libro, tutte opportunamente inquadrate, si considerano testi significativi anche quelli in cui la protagonista reale e talvolta “generale” è proiezione di uomini, che delle donne parlano senza interpellarle, autori accreditati nel loro momento e, non di rado, nel tempo successivo.

Dunque si recuperano anche testi rilevanti che appartengono ad altri ambiti disciplinari, poiché, secondo un punto di vista diffuso, consideriamo la cultura storica come capace di colloquiare con molti altri ambiti disciplinari, con una forte vocazione a ricostruire tessuti di antropologia culturale. Ma, certo, è proprio la voce delle donne che più spesso si ascolta, attraverso i loro scritti, o ricorrendo ai verbali rimasti, presso i tribunali, presso i notai: registrazioni fedeli, ma frammentarie, connotate e condizionate. Del resto, tutto il passato giunge per frammenti, in staffette di memorie e di scritture, e la cultura ha gli strumenti per interpretare e ricostruire. È però importante che ci siano lo sguardo, l’ascolto che valorizzano i soggetti. La perdita delle testimonianze si verifica quando cade l’attenzione.

Pensando all’oggi, al prolungarsi in società delle relazioni non risolte, c’è da osservare che le soluzioni tardano sia per l’indifferenza, sia per le trincee che si alzano di fronte a quanto fa problema. L’auspicio è che il dibattito culturale non si nasconda dietro le trincee, ma che desideri la relazione, l’intreccio dei soggetti. Il nostro volume guarda al programma della società inclusiva: nei riguardi delle donne, ma anche dei soggetti nuovi che si profilano nella società contemporanea.

 

Per approfondire, segnaliamo la recensione del libro “I secoli delle donne” di cui Franca Bellucci è una delle coautrici e curatrici, pubblicata su Left del 22 novembre 2019 

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