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Mettetevi il cuore in pace, davvero. E preparatevi al solito giochetto che se vi salirà un po’ di disgusto sarete accusati di “regalare voti a Salvini”. Anche perché il gioco piuttosto banale delle due tifoserie contrapposte pretende che si stia o da una parte o dall’altra e se qualcuno fa notare che mentre la parte di Salvini (con tutte le sue brutture) sembra piuttosto definita, l’altra invece non si capisce bene quale sia e cosa voglia allora vi accuseranno ancora: di “regalare voti a Salvini”.

I fatti però sono difficili da scalfire e i fatti dicono chiaramente che l’impianto dei decreti sicurezza rimarranno così come sono. Il sistema virtuoso degli Sprar rimane in macerie esattamente come voleva Salvini, non ci sarà nessun ripristino della protezione umanitaria e anche sulla guerra alle Ong ci si muoverà, al massimo, a ridurre le pene pecuniari. Chi lo dice? Lo scrive il Presidente della Repubblica Mattarella nelle lettere che accompagnavano i decreti salviniani con alcune osservazioni e la ministra dell’Interno Lamorgese ha già ripetuto più volte che ci si muoverà su quella linea. Niente di più. Chissà mai qualcosa di meno.

Quindi? Quindi nessuna discontinuità. Nessuna. E non si tratta di mancata discontinuità rispetto alle politiche di Salvini ma si tratta di continuità con le politiche che furono di Minniti. La “sicurezza” in Italia è un solco che ha molti padri e che nessuno ha il coraggio di mettere in discussione.

Per carità, tutto lecito. Ma se i morti annegati poco distanti da Lampedusa prima avrebbero fatto urlare mezzo mondo perché ora c’è tutto questo silenzio?

La risposta, terribile, potrebbe essere che quelli di prima urlavano fieri le proprie azioni mentre questi di adesso invece compiono le stesse azioni ma le anestetizzano. Eppure per chi ha una visione di discontinuità rispetto al passato non c’è differenza.

Buon martedì.

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