Passato il 20 novembre, anniversario del rapimento in Kenya, il silenzio mediatico e istituzionale è di nuovo piombato sulla sorte della giovane cooperante, Silvia Romano. Ecco alcuni elementi nuovi che potrebbero tornare utili per le indagini

Mamma Francesca ha scelto ancora una volta il silenzio. Non ha aperto a nessuno dei giornalisti che hanno suonato il citofono dell’appartamento al quarto piano di un tranquillo stabile in zona Casoretto a Milano. Lo stesso dignitoso silenzio che dal 20 novembre del 2018 ha caratterizzato l’attesa che la sua Silvia tornasse a casa. Tutta la famiglia Romano se lo è imposto in questi mesi di angoscia e speranza. Riservando totale fiducia alle istituzioni e alle autorità giudiziarie. È trascorso poco più di un anno dal rapimento della giovane cooperante milanese sequestrata in Kenya da un gruppo armato che intorno alle 20 fece irruzione nel piccolo villaggio di Chakama, a 80 chilometri da Malindi. Otto uomini arrivarono a bordo di un furgone, lanciarono una bomba a mano e spararono all’impazzata con dei mitragliatori. Solo per puro caso non ci furono vittime. Una decina di feriti tra cui alcuni bambini il bilancio dell’assalto. Raggiunto l’orfanotrofio in cui Silvia svolgeva la sua opera di volontariato per conto della Onlus italiana Africa Milele chiesero di lei, «la straniera».

La trovarono nel suo alloggio e la trascinarono via sotto lo sguardo inerme di quelli che ormai erano i suoi amici. Impotenti. Da quel momento, fino allo scorso settembre, nessuna notizia sul suo destino. Gli inquirenti hanno però una certezza: «Silvia è viva e si sta facendo di tutto per riportarla a casa». Questa l’unica informazione filtrata da ambienti di intelligence. Nulla di più, solo uno stringato «ci sono nuovi elementi di indagine». «Le notizie che abbiamo raccolto qui in Kenya portano in Somalia – racconta Omer Abdallah, freelance e fixer per testate internazionali -. Silvia sarebbe passata dalle mani di banditi senza scrupoli a quelle di jihadisti appartenenti all’organizzazione Al-Shabaab, che sarebbero stati già individuati. La vostra Procura di Roma è informata di tutto dall’Alta Corte del South West State». A confermare le parole di Abdallah anche fonti di Piazzale Clodio che parlano di un’informativa arrivata dalla sezione specializzata anti pirateria che dallo scorso luglio indaga sul caso di Silvia Romano. La pista era già emersa a seguito della trasferta degli inquirenti in Kenya nell’agosto scorso. Dopo aver analizzato documenti e atti dell’indagine svolta dalle autorità locali, i magistrati italiani avrebbero p…

L’inchiesta di Antonella napoli prosegue su Left in edicola dal 29 novembre 2019

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