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Jeanine Áñez, la presidente provvisoria ultraconservatrice della Bolivia che ha preso il posto di Evo Morales dopo il golpe del 10 novembre, ha promulgato la legge che stabilisce nuove elezioni generali dopo l’annullamento di quelle del 20 ottobre. «In Bolivia c’è stato un processo elettorale dove Evo Morales ha vinto con oltre 600 mila voti di scarto» spiega a Left Gennaro Carotenuto, professore di Storia contemporanea all’Università di Macerata, esperto di America latina.

«Nessuno mette in discussione il risultato, neanche l’Organizzazione degli Stati americani (Oea). Questo processo è stato surrettiziamente cancellato dal colpo di Stato, che ha raggiunto il suo scopo: eliminare l’indio disubbidiente e il suo progetto politico che appena un mese fa era ancora maggioritario nel Paese. I golpisti avranno vinto anche se ci saranno elezioni tra pochi mesi, perfino se le dovesse vincere il Movimento al socialismo». Il Mas è il partito di Morales, quello che detiene attualmente due terzi dei seggi in Parlamento. Nonostante ciò, la legge che porta nuovamente alle urne è stata approvata all’unanimità.

«Questa è stata secondo me una decisione politica del Mas per arrivare a quello che ora è considerato il bene supremo, cioè mettere fine alle violenze e alle persecuzioni e garantire l’agibilità politica del partito di maggioranza nel Paese. Vedremo se avranno avuto ragione e se questo porterà alla fine della repressione e poi a elezioni regolari» spiega Carotenuto. La tornata elettorale del 20 ottobre è stata infatti…

L’intervista di Alessia Gasparini a Gennaro Carotenuto prosegue su Left in edicola dal 29 novembre 2019

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