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Preparatevi perché come ogni anno, puntuali come l’influenza, arriveranno le decine di dichiarazioni sul presepe di destrorsi, sovranisti e avventori vari nel gran bazar dei miserabili populisti. Sarà tutto un cercare, dentro le redazioni di certi giornalacci, una professoressa o un preside o un rappresentante di classe che compierà il madornale errore di dire che il presepe gli fa schifo e subito salterà fuori la terribile armata dei difensori del presepe

Svetta come sempre la solita Giorgia Meloni che già ieri ha pubblicato sui suoi social una foto di presepe in bella vista con lo slogan «non vergogniamoci della nostra identità» (che ormai è uno slogan che sta bene su tutto, sui cibi, sulle caramelle e ovviamente anche sui presepi). Le presepiadi ovviamente aspettano con ansia anche la gara dell’ex ministro dell’Interno Salvini che sfoggerà, c’è da aspettarselo, qualche boutade delle sue.

Simpatici, però: celebrano degli uomini provenienti «da oriente» ma spesso descritti come neri, pieni di gioielli e ben vestiti (esattamente come quelli che odiano, mancano solo i cellulari), celebrano una mamma e un papà palestinesi, di religione ebraica, emigrati clandestinamente in Egitto che hanno fatto un figlio con la fecondazione assistita.

Celebrano, in sostanza, qualcosa di diverso rispetto a quello che professano ma sono talmente ignoranti che non si pongono nemmeno il problema. La religione come oppio per gli stolti fa già schifo così, ma la religione usata come odio dagli stolti è qualcosa che raggiunge lo Zenith della cretineria.

E anche quest’anno, come ogni anno, tutti a polemizzare sulla stessa polemica dell’anno scorso. Tutti a dire, tutti a urlare, nessuno che ascolta, nessuno che impara. Avanti così.

Buon venerdì.

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