Rivoluzione verde, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, internet veloce gratis per tutti, abolizione delle tasse universitarie. Sono alcune proposte del manifesto elettorale firmato da Jeremy Corbyn. E presentato come il più radicale della storia britannica

Il 21 novembre il Partito laburista ha lanciato il proprio manifesto elettorale, un momento fondamentale della campagna elettorale, che nel 2017 diede il là alla rincorsa del Labour e lo portò ad un passo dalla vittoria. In Gran Bretagna, per tutti i partiti, il manifesto elettorale ha un’importanza maggiore rispetto a quanto siamo abituati a vedere in Italia, è un vero e proprio programma di governo che contiene proposte dettagliate (nel caso del Labour anche dal punto di vista delle coperture) al punto che, per consuetudine, la House of lords – la Camera alta del Parlamento britannico – non può in alcun modo opporsi all’approvazione di provvedimenti che siano contenuti nel manifesto elettorale del partito di governo.

Jeremy Corbyn ha presentato questo manifesto come il più radicale e innovativo della storia britannica, addirittura più ambizioso di quello del 2017 che all’epoca fu accolto con stupore e un certo scetticismo.
Scorrendo le oltre cento pagine del programma salta subito agli occhi come uno degli aspetti più radicali sia costituito dalle proposte per una “rivoluzione industriale verde” che non a caso aprono il manifesto.

Il Labour infatti, da molti mesi, ha in qualche modo inglobato Extinction rebellion, il movimento di attivisti per l’ambiente che in Gran Bretagna ha guidato le proteste e gli scioperi contro i cambiamenti climatici, inserendo molte delle proposte del movimento all’interno del proprio programma elettorale, già a partire dalle mozioni approvate all’ultima conference annuale di Brighton.

Il manifesto si apre dunque con la promessa di lanciare una rivoluzione industriale che trasformi l’economia britannica e che la conduca, entro il 2030, ad una massiccia riduzione delle emissioni, innanzitutto istituendo un Consiglio per gli investimenti sostenibili composto dal ministro delle Finanze, il ministro dello Sviluppo economico e il governatore della Banca d’Inghilterra che, insieme a sindacati e mondo industriale, monitori che gli investimenti messi in piedi dal governo rispettino gli obiettivi di una nuova economia sostenibile. Inoltre l’impatto ambientale verrà inserito…

L’articolo di Domenico Cerabona prosegue su Left in edicola dal 6 dicembre 

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