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Il 14 dicembre a Roma. Per una certa generazione di studenti, ma anche per molti lavoratori e militanti, tale combinazione di data e luogo evoca ricordi indelebili. Era il 2010, e una marea umana si agitava per le vie della Capitale, contro il ricatto della precarietà e la distruzione della scuola pubblica pianificata con la riforma Gelmini, mentre Berlusconi riusciva a salvarsi in Parlamento strappando una risicata fiducia, grazie all’intervento dei cosiddetti “responsabili”.

La mobilitazione per un futuro senza povertà e sfruttamento, partecipata da decine di migliaia di studenti e iniziata con l’Onda nel 2008, veniva quello stesso giorno sfregiata da manovre di Palazzo e mortificata dai manganelli della polizia.

Nove anni dopo, sbarcano in piazza San Giovanni le sardine. I loro flash mob ittici, ormai inarrestabili, hanno invaso a partire da Bologna svariate piazze italiane e non solo. Il loro scopo: consolidare una opposizione extraparlamentare a Salvini e rivolgere un messaggio chiaro all’intera classe politica contro ogni discorso di odio e discriminazione. La data romana, però, non è una tra le tante. Sarà la prima a carattere “nazionale”. Ci si conterà, insomma, per valutare la vera portata del movimento.

«Un paio di settimane fa ho aperto un gruppo su Facebook, Sardine di Roma. Era notte e stavo per andare a letto, dopo aver visto le immagini delle piazze piene contro Salvini. Ho pensato, come reagiranno i romani? Poi sono andato a letto. Quando mi sono svegliato c’erano 10mila persone che volevano iscriversi al gruppo». A parlare è Stephen Ogongo. Giornalista di origini keniote, ha 45 anni ed è arrivato in Italia per motivi di studio quando ne aveva 20. Oggi ha due figlie e lavora al quotidiano online Stranieri in Italia. È lui ad essersi tuffato per primo nell’impresa di…

L’articolo è tratto dal numero di Left in edicola

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