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A Sondrio è successo qualcosa di indecoroso, oltre al razzismo, ai limiti della bestialità: mentre una madre nigeriana piange in una sala del Pronto soccorso la morte della figlia di cinque mesi per arresto cardiaco e tra le persone in sala d’attesa «chi parla di riti tribali, chi di satanismo, chi di scimmie e manicomi. Tanta cattiveria che non si è arrestata neanche di fronte alla morte di una innocente, le voci malvagie di quegli individui non sono mai calate», come racconta un testimone su Facebook.

Ieri Giorgia Meloni è intervenuta con giuste parole di condanna: «Da madre non posso che provare profondo disprezzo per chi è così infame da insultare una donna straziata dal dolore più atroce che un essere umano possa provare. Non ho parole, che schifo».

Ieri anche Matteo Salvini (devono essersi messi d’accordo i due sovranisti) ha giustamente lamentato la maleducazione di una ragazza che ha pensato bene di fotografarsi con lui addormentato sullo sfondo mentre mostrava il dito medio (e se si chiede la buona educazione alla politica in piazza non si vede perché si dovrebbe esultare per la maleducazione, eh).

I piromani che si lamentano degli incendi però sono delle figure che andrebbero studiate, proprio dal punto di vista antropologico: aizzano gli elettori spingendosi ogni giorno un po’ più in là per farsi notare, cominciano a esistere solo grazie alle loro provocazioni, escono dalle nebbie per la ferocia di alcune affermazioni e poi subito dopo si mettono a rincorrere anche i voti dei moderati fingendosi improvvisamente lindi e addirittura stupiti dagli incendi che loro stessi hanno appiccato.

L’aspetto più inquietante è che pare addirittura che funzioni: la memoria a breve termine con cui si maneggia la politica può rendere tutti diavoli e poi santi nel giro di poche ore. Hanno ancora il fiammifero in mano e già piangono per il troppo fumo.

Poi, volendo, ci sarebbe la coerenza, questa qualità ormai disabitata.

Buon giovedì.

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