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Il filosofo Balibar l’ha definita «una battaglia decisiva per l’avvenire». Ripercorriamo insieme i giorni in cui è montata la protesta che da settimane paralizza la capitale francese. E che in poco tempo ha visto l’80% dei francesi solidarizzare con i manifestanti

Da circa due anni la Francia è percorsa da conflitti sociali profondi, di lunga durata, che sono sfociati, a dicembre, nel grande sciopero generale contro la riforma delle pensioni che sta paralizzando la Francia. Il governo Macron, già indebolito dalla protesta dei Gilet gialli, è sul punto di crollare. Diamo qui una breve cronaca diretta degli eventi principali.

Primo giorno di sciopero generale (5 dicembre 2019, giovedì)
Già dalla mattina Alitalia ha soppresso il volo per Parigi delle 10.20. Spostato sul volo delle 15.20, sbarco all’aeroporto Charles de Gaulles che trovo assai meno animato del solito. Anzi, quasi silenzioso. La Francia è bloccata dal più grande sciopero generale dell’ultimo ventennio, dal lontano dicembre del 1995, quando contro un analogo progetto del governo Juppé di «riforma» (imbroglio) dell’intero sistema di protezione sociale, comprese le pensioni dei lavoratori dei trasporti e della funzione pubblica, per tre intere settimane, fino a Natale, i lavoratori fermarono un intero Paese, con la piena solidarietà e collaborazione di tutti i cittadini. Milioni di francesi solidali.

Io c’ero, in quella circostanza. Mi trovai catapultato da Roma in una Parigi surreale, bellissima, che raggiunsi in autostop dall’aeroporto di Orly Sud. Il clima di solidarietà e di festa era inconcepibile, mai visto: la gente s’aiutava senza chiedere nulla in cambio; il covoiturage – il prendere l’auto in comune – era diventato il solo mezzo per spostarsi dentro Parigi, era gratuito, funzionava e stava diventando un importante momento di socializzazione e di condivisione della lotta.

Questa volta, il 5 dicembre 2019, nel primo giorno di sciopero, prevale la gran quantità di bici elettriche e di trottinettes, monopattini elettrici sparsi un po’ ovunque in Parigi. E i bouchons, i mega-ingorghi: più di 550 km di code solo attorno alla cintura della Périphérique (il raccordo anulare) della capitale, il doppio del normale. Un’ora e un quarto per raggiungere Porte de Clichy da Porte de Clignancourt. Ma anche questa volta la solidarietà ha…

Il reportage di Paolo Quintili prosegue su Left in edicola dal 27 dicembre 2019

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