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Una buona parte dell’Iran non piange Soleimani ma i ragazzi arrestati, torturati e uccisi durante le recenti proteste contro il regime

La morte del generale Qassem Soleimani avvenuta tra la notte del 2 e 3 gennaio non verrà archiviata con gli imponenti funerali che hanno visto milioni di iraniani prenderne parte. La gente nelle strade ha gridato per ore «America, tu hai cominciato noi finiremo». Il drone Usa che ha colpito le due auto all’aeroporto internazionale di Bagdad ha colpito un intero Paese e le conseguenze si ripercuoteranno in tutto il Medio Oriente.

Da alcune fonti locali, l’aereo di Soleimani sarebbe arrivato a Bagdad dal Libano e, una volta salito sul convoglio retto dal leader Hezbollah iracheno, sarebbe stato colpito dal drone. Soleimani avrebbe anche dovuto incontrare il primo ministro Iracheno Adil Abdul-Mahdi. Si era già a conoscenza di questa visita in quanto era stata programmata e quindi tutti conoscevano i movimenti del generale. Tra l’altro il primo ministro ha anche dichiarato che Soleimani aveva con sé una lettera della leadership iraniana su come ridurre le tensioni con l’Arabia Saudita. Questo dovrebbe far riflettere su cosa stava lavorando il generale prima di essere assassinato e su chi non vuole ripristinare una pace in Medio Oriente.

Come afferma il generale di Brigata (Aus) Francesco Ippoliti che a lungo è stato in missione in Iran e che ha avuto modo di conoscere da vicino Soleimani: «Il generale era un…

* L’autrice Tiziana Ciavardini giornalista ed esperta di Iran. Il suo ultimo libro è Ti racconto l’Iran. I miei anni in terra di Persia, Armando editore, 2018

L’articolo di Tiziana Ciavardini prosegue su Left in edicola dal 10 gennaio

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