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Nel febbraio del 2013 la cancelliera tedesca Angela Merkel annunciò a malincuore le dimissioni della ministra dell’istruzione nel governo tedesco Annette Schavan, accusata di plagio nella sua tesi universitaria. La situazione fu presa terribilmente sul serio: l’università di Dusseldorf, dove nel 1980 aveva conseguito il dottorato, le ha revocato il titolo accusandola di plagio con l’approvazione di 12 componenti del consiglio di facoltà. Il decano della facoltà di filosofia, Bruno Bleckmann spiegò che Schavan nella stesura della tesi aveva “simulato in maniera sistematica e intenzionale prestazioni intellettuali che lei stessa non ha prodotto”. Disse anche che i testi copiati avevano “un’ampiezza considerevole” e non erano stati adeguatamente indicati.

Su Repubblica il docente di linguistica italiana Massimo Arcangeli ha illustrato come la ministra dell’istruzione italiana Lucia Azzolina (del Movimento 5 Stelle) abbia copiato ampi stralci della sua tesi di specializzazione per l’insegnamento del sostegno. Anche in questo caso si tratta di ampi stralci (di cinque, sei righe) che non sono stati segnalati, per un totale di circa della metà del documento.

Vale la pena ricordare che nel 2017 l’allora ministra della pubblica amministrazione Madia finì sotto accusa per lo stesso motivo e finì sotto gli strali proprio dei componenti del Movimento 5 Stelle che ne chiesero a gran voce le dimissioni.

Ora basta mettere in fila i fatti per immaginare come dovrebbe andare a finire se la coerenza non fosse un orpello omeopatico da sventolare per mungere voti. Per ora la ministra Azzolina si difende dicendo che non si tratta di una tesi (riferendosi al fatto che sia la fine di un corso di specializzazione e non di laurea). Difesa deboluccia: provate a accusare un ladro di mele e osservatelo mentre si difende chiarendo che ha sottratto una pera.

Lo spettacolo continua.

Buon lunedì.

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