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Giulia Ingrao ha rappresentato tanto per la sinistra. Era una immagine nota a tutti anche se non “famosa” come il fratello Pietro

Qualche giorno fa è mancata una cara amica e una compagna di una vita. Giulia Ingrao era la sorella del più che famoso Pietro Ingrao. Uno dei grandi padri del Pci. Un eretico che è però sempre rimasto fedele alla linea del partito. Non ne è mai uscito.
Giulia, sua sorella, è stata un’insegnante di scuola. Quando era bambina ha fatto la staffetta per i partigiani a Roma, nella guerra non guerreggiata che si faceva a Roma.
Portava lettere e pacchetti da una parte all’altra della città, rischiando la vita tutti i giorni. Lo racconta lei stessa in alcuni video che si possono vedere in rete in questi giorni.
Lei stessa racconta di come il suo fosse un inconsapevole eroismo. Il suo era un amore per il fratello. Che vedeva come qualcuno di grande, di straordinario, di impegnato in qualcosa di grande. Qualcuno che aveva l’ambizione di cambiare il mondo.

Giulia era una donna bellissima. Energica, mai ferma. A 85 anni diceva: «Io non ho fatto abbastanza, sento di poter fare di più». La depressione era una cosa a lei sconosciuta.
I suoi occhi grandi e il suo sorriso avevano una forza speciale. Era una donna che amava le persone. Tutte le persone a cui voleva bene in un modo assoluto. Giulia aveva una fiducia sconfinata negli altri.
A me e a Lorenzo Fagioli, editori dell’Asino d’oro, quando ci incontrava, in occasione delle grandi presentazioni che organizzavamo per i libri di Massimo Fagioli, diceva sempre: «Voi siete grandi! Continuate così! È importante quello che fate!» guardandoci con un sorriso che riempiva il cuore… e i suoi occhi grandi e spalancati… commossi per l’amore per la vita e per la realizzazione degli altri.
Giulia era la gioia di vivere fatta persona. Metteva sempre davanti a tutto una umanità a cui non rinunciava mai. Mai, in nessun caso.

Lei stessa racconta di come in gioventù, ad una riunione con i compagni del Pci a cui aveva aderito entusiasticamente durante e dopo la guerra, aveva litigato con chi diceva che era più importante la linea del partito che attivarsi e fare delle cose per gli studenti di una scuola che avevano bisogno di aiuto. «Se non si può discutere di queste cose che sono importanti, allora vaffanculo!». E se ne andò per sempre dal partito. Per lei le persone e le loro esigenze venivano prima di tutto.

Potremmo dire che lei e il fratello hanno rappresentato qualcosa di grande per la sinistra italiana. Dico la sinistra italiana e non gli ex-comunisti soltanto perché entrambi hanno avuto un significato molto al di là degli iscritti e votanti il Pci.
Ma tra i due c’era una differenza sostanziale.
Giulia aveva capito che la realizzazione umana non è solo nella soddisfazione dei bisogni. Non è solo una questione razionale. Venivano prima le esigenze!

Pietro aveva sicuramente fatto dei passi in quella direzione ma era sempre rimasto nel Pci, non aveva mai rifiutato il partito e i compromessi di pensiero che il partito ha fatto nel corso della sua storia. Primo fra tutti il compromesso con il Vaticano fatto da Togliatti quando accettò di ratificare i patti lateranensi dopo la guerra. Pietro aderì all’ordine di scuderia. Giulia no. Per Giulia venivano prima le persone e le loro esigenze. Viene prima la realizzazione e poi semmai la soddisfazione.

Giulia ha partecipato per tantissimi anni all’Analisi collettiva di Massimo Fagioli. Ha fatto la sua formazione e ricerca nell’Analisi collettiva. Ha cercato e trovato un’identità di donna che sa ribellarsi e sa realizzarsi. Nonostante la figura di un fratello così importante e con un’immagine pubblica così grande e che però, forse, non era riuscito del tutto proprio perché non aveva avuto la forza di ribellarsi ad un pensiero, quello del Pci, incapace di comprendere gli esseri umani.
Giulia ha rappresentato tanto per la sinistra. Era una immagine nota a tutti anche se non “famosa” come il fratello.

Noi dobbiamo ora prendere la sua eredità di ribelle sorridente e silenziosa e farla nostra. Ricordare il suo amore per la vita. Ricordare i suoi occhi grandi e il suo sorriso che ti riempiva il cuore. Ricordare la ragazzina partigiana e ribelle che è stata fino a 98 anni: innamorata della vita e degli altri.
Grazie per la tua meravigliosa vita, splendida Giulia.

L’editoriale di Matteo Fago è tratto da Left in edicola dal 7 febbraio

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