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Se si rilegge con attenzione il punto 20 del Contratto per il governo del cambiamento, firmato nel maggio del 2018 da M5S e Lega, appare chiaro il loro progetto: disgregare la Repubblica parlamentare della Costituzione, da un lato riducendo la rappresentatività del Parlamento, come preteso dal M5S fautore della democrazia dei clic sul blog, e dall’altro attribuendo alle Regioni l’autonomia differenziata, come preteso dalla Lega federalista e secessionista.

Su questa base, il 1° giugno 2018 fu varato il governo Conte, che si attivò subito su entrambi i fronti. Caduto il governo, il M5S si è alleato con il Pd, sì che, il 5 settembre 2019, è stato varato il secondo governo Conte, con gli stessi obiettivi del Contratto di governo M5S – Lega: ridurre il numero dei parlamentari e attribuire l’autonomia differenziata alle Regioni.

Oggi, per suscitare consenso verso questo loro progetto eversivo della Repubblica, una e indivisibile, M5S e Pd truffano i cittadini, facendo loro credere che “il taglio delle poltrone” farà risparmiare miliardi di euro allo Stato e che l’autonomia differenziata non creerà alcun problema ai cittadini delle diverse Regioni, perché essa avverrà insieme alla determinazione dei Lep, cioè dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale.

Argomenti falsi e bugiardi! Se, infatti, l’obiettivo della riduzione del numero dei parlamentari fosse stato davvero il risparmio, sarebbe stato molto più semplice e rapido, riunendo l’Ufficio di presidenza della Camera e del Senato, ridurre dello stesso 36,5% i compensi, anziché il numero dei parlamentari; riduzione, che, senza modificare la Costituzione, sarebbe entrata in vigore subito, anziché soltanto dopo il rinnovo del Parlamento, previsto per il 2023, cioè ben cinque anni dopo la decisione di risparmiare non miliardi, bensì un ridicolo 0,007% del bilancio annuale dello Stato, cioè, con i dati del 2019, appena 61 milioni su quasi 870 miliardi di euro.

Quanto alla determinazione dei Lep, che l’attuale progetto di legge del ministro Boccia collega all’autonomia differenziata, la truffa è ancor più evidente, sia perché i Lep, in base al secondo comma dell’art. 117 della Costituzione, sono materia di legislazione esclusiva dello Stato e non di legislazione concorrente con le Regioni, sia perché il progetto Boccia prevede che l’autonomia differenziata diventi comunque operante, qualora dopo un anno dalla sua attribuzione alle Regioni i Lep non fossero stati ancora determinati dallo Stato.

Poiché siamo di fronte a un progetto eversivo sia della forma di Stato, cioè del rapporto tra istituzioni centrali e istituzioni periferiche, sia della forma di governo, cioè del rapporto tra istituzioni centrali (Parlamento, presidente della Repubblica, governo), riteniamo che sia doveroso per ogni cittadino e ogni cittadina opporsi con ogni mezzo lecito sia al progetto di legge Boccia, che con l’autonomia differenziata sgretola l’unità della Repubblica e vanifica l’uguaglianza dei diritti dei cittadini, che finiscono in balia del potere regionale, sia alla riduzione del numero dei parlamentari, che umilia e dimezza la rappresentatività del Parlamento, sottoponendolo definitivamente al Governo, peraltro sempre più numeroso, e ai capi dei partiti che lo sostengono.

Bisogna, perciò, votare NO al referendum del 29 marzo 2020, non soltanto per sconfiggere questo nuovo tentativo di disgregare la Repubblica della Costituzione, ma anche o soprattutto perché, se vince il Sì, lorsignori, forti del consenso popolare estorto, approveranno anche il progetto Boccia e altri vari “ritocchi” della Costituzione; mentre, se vince il NO, dovranno scendere a più miti e giusti consigli.

Soltanto votando NO, insomma, noi potremo pretendere:
1) una legge costituzionale attuativa del terzo comma dell’art. 116 – che prevede l’attribuzione di forme e condizioni particolari di autonomia alle Regioni – come solida garanzia dell’unità della Repubblica e dell’uguaglianza dei diritti sociali e civili dei cittadini, pur nel mutare dei governi e delle maggioranze parlamentari.
2) una legge elettorale, che finalmente permetta a chi vota di scegliersi sempre e comunque con voto personale e diretto chi lo rappresenti, così da mettere fine per via democratica non al Parlamento, bensì alle diverse ed evidenti storture della vita parlamentare.
Salviamo gli usi, evitando gli abusi!

 

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