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Ci sono battaglie che si combattono in silenzio, guerre senza nome che esplodono agli angoli delle strade per rientrare nei vicoli più bui. Di solito non ne parla nessuno, fino a quando non succede qualcosa per cui è impossibile tacere. Non si può ignorare infatti il peso di scritte antisemite e offese alle vittime della Shoah di fronte a due scuole statali, così come noi non possiamo non andare a confrontarci col coraggio di chi prontamente ha detto no a tanto orrore.

Martedì 11 febbraio infatti, proprio di fronte due scuole superiori di Pomezia, in provincia di Roma, sono comparse scritte che inneggiavano all’odio etnico di chiara ispirazione nazista. Non sappiamo ancora chi sia stato. Di sicuro quel che è successo è molto grave, ancor più grave che quelle scritte siano state realizzate davanti a due scuole. A mobilitarsi immediatamente i ragazzi, e in particolare la Rete degli studenti di Pomezia i quali, insieme all’Anpi, sabato 15 febbraio hanno organizzato una manifestazione per dire no a quanto successo qualche giorno prima.

Incuriositi da tanta resistenza, noi di Left siamo andati a intervistarli. A rispondere alle nostre domande Chiara Martinelli, coordinatrice Rete Studenti Medi di Pomezia e Tullia Nargiso, membro dell’esecutivo della Rete Studenti Medi di Pomezia.

«Come studentesse e come studenti siamo sconvolti», avete scritto. Perché, secondo voi, proprio davanti a due scuole?

Noi vediamo la scuola come il cuore della nostra città, lì dove il futuro prende forma ogni giorno. Colpire le scuole significa colpire l’intera società quindi secondo noi è stato scelto questo luogo per rendere il gesto ancora più forte. Nelle due scuole colpite, il Liceo Blaise Pascal e l’I.I.S. Largo Brodolini, sono state promosse nel corso degli anni tantissime iniziative contro l’antisemitismo e per la memoria storica. Inoltre potrebbe trattarsi di una sorta di “vendetta” per l’attacco alla stele del ricordo delle vittime delle Foibe avvenuto la settimana precedente sempre a Pomezia. La scritta: “Alle 15.30 (orario di inizio della conferenza con il testimone della Shoah Sonnino) parlate delle foibe” davanti all’I.I.S. Brodolini è un chiaro segno del fatto che chi le ha realizzate ritiene che nelle scuole si dovrebbe dare la stessa importanza alla tragedia della Shoah e a quella delle Foibe. In effetti non se ne parla moltissimo di quest’ultima, ma è ovvio che i due eventi, seppur entrambi tragici, non possono paragonabili.

Alla manifestazione del 15 febbraio campeggiava la scritta: “Siamo tutti esseri umani”, come a dire che l’essere umano è naturalmente antifascista. Come ha risposto la popolazione?

La scritta “Siamo tutti esseri umani” ha un significato in realtà molto più semplice per noi: è un inno al rispetto tra tutti gli uomini e le donne e quindi alla non violenza, alla tolleranza e alla pace. Voleva contrapporsi alle scritte d’odio davanti alle nostre scuole che al contrario incitavano a tutt’altro. Ovviamente ci piacerebbe che tutti fossero naturalmente antifascisti ma purtroppo non è così. Bisogna ancora lavorare ogni giorno per promuovere la solidarietà e il rispetto delle idee altrui.

Quando e come nasce la rete degli studenti di Pomezia e per rispondere a quali esigenze?

La base territoriale della Rete degli Studenti Medi di Pomezia nasce lo scorso anno, durante il mese di settembre, per rispondere all’esigenza dei giovani della nostra città di avere uno spazio in cui riunirsi, scambiarsi opinioni e attivarsi nella società. Noi ragazzi avevamo bisogno di essere partecipi di ciò che accadeva a Pomezia e quindi volevamo far sentire la nostra voce. Inoltre, il ruolo della rappresentanza studentesca stava diventando sempre meno importante quindi sentivamo l’esigenza di rivalutarlo, formandoci e candidandoci nelle scuole per difendere il nostro diritto allo studio e per usare gli spazi scolastici (come le assemblee) in maniera intelligente.

La vostra organizzazione sembra un’organizzazione politica, ma non partitica. Eppure ogni movimento politico, per poter incidere nel tempo, deve potersi strutturare in un’organizzazione che abbia degli obiettivi chiari, un’identità ben definita. Caratteristiche che sicuramente vi appartengono, ma che probabilmente sono risultate carenti in movimenti che, seppur nati con le migliori intenzioni, si sono trovati tuttavia a sfumare nel tempo. Se voi poteste consigliare a un movimento l’ingrediente al quale assolutamente non si può rinunciare nella costruzione di una prassi politica che possa sopravvivere alle intemperie della storia, quale scegliereste?

Innanzitutto vorremmo fare un po’ di chiarezza: noi siamo un sindacato studentesco, un’associazione che in tante parti d’Italia opera per difendere il diritto allo studio. Siamo politici, è vero, perché ci impegniamo quotidianamente nelle nostre battaglie sociali (ambientalismo, femminismo, antifascismo, lotta all’omofobia…) e portiamo avanti i nostri valori. Non siamo partitici perché appunto siamo un sindacato che aspira a rappresentare tutti gli studenti e ad includerli. Al nostro interno siamo ben strutturati, abbiamo i nostri obiettivi e programmiamo le nostre attività pensando a come incidere positivamente nella vita di tutti gli studenti come noi. Non siamo un movimento spontaneo come possono considerati il FridaysForFuture e le Sardine, ma fin dalla nostra nascita abbiamo delineato sempre i nostri ambiti di pertinenza e i nostri obiettivi. Per rispondere alla domanda crediamo che sia necessario, per costruire una prassi politica duratura, una forte struttura organizzativa. Crediamo sia fondamentale che ogni attore durante questo processo sappia esattamente qual è il suo ruolo e il suo obiettivo finale. In questo modo si evita infatti di perdersi e di diventare qualcosa di diverso da ciò che ci si era prefissati.

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