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Sono ormai 900mila i civili in fuga dal Nord della Siria. Mentre Bashar al-Asad bombarda ospedali e cliniche, Erdogan invia ancora più militari in chiave anti-curda mettendo a rischio le relazioni economiche e militari con la Russia

La battaglia per liberare Aleppo e Idlib continuerà insieme a quella per liberare tutto il suolo siriano». In un discorso televisivo il 17 febbraio, il presidente siriano Bashar al-Asad non ha nascosto la sua soddisfazione per i progressi militari del suo esercito nel nord ovest del Paese. Una soddisfazione comprensibile visto che la conquista dell’intera provincia di Idlib è ormai prossima grazie, soprattutto, al sostegno della Russia. L’offensiva del governo siriano in quest’area della Siria controllata principalmente dai qaedisti di Hayat Tahrir al-Sham è stata più volte annunciata in questi 9 anni di guerra. Nel 2018 la Turchia (sponsor dell’opposizione) e Russia erano giunti ad una intesa a Sochi che prevedeva la fine dell’attacco congiunto russo-siriano in cambio dell’allontanamento dei miliziani jihadisti anti-al-Asad attivi nella zona.

Ma l’accordo non è mai stato rispettato e così, conscio della sua forza sul terreno grazie all’appoggio dell’alleato russo, lo scorso aprile il governo siriano ha dato il via ad una nuova campagna militare nell’intera provincia i cui frutti si sono visti soprattutto in questi ultimi due mesi nei quali Damasco ha recuperato gran parte del territorio dalle mani dell’opposizione.

La tensione è altissima nell’area di Idlib soprattutto da inizio febbraio quando tredici soldati turchi sono stati uccisi dalle forze governative siriane. La risposta di Ankara è stata immediata e dura: il governo islamista guidato dal presidente Erdogan ha detto di aver «neutralizzato» centinaia di soldati di Damasco e ha aumentato la sua presenza militare nella zona minacciando di colpire l’esercito di al-Asad qualora quest’ultimo non dovesse ritirarsi dai territori conquistati entro la fine del mese. Ankara si è poi spinta oltre criticando pure i russi con cui negli ultimi anni i rapporti sono buoni, nonostante Mosca appoggi forze rivali sia in Siria che in Libia. I turchi hanno accusato Mosca di aver violato Sochi perché non hanno fermato gli attacchi «inaccettabili» di al-Asad.

Pronta la difesa del Cremlino: è il governo turco ad essere venuto meno a quei patti perché non è riuscito a «ripulire» l’area dagli elementi jihadisti. I toni dello scontro diplomatico tra Russia e Turchia sono stati…

L’articolo prosegue su Left in edicola dal 21 febbraio

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