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Intervista a Marcello Smarrelli, consigliere artistico della Fondazione Pescheria – Centro Arti Visive di Pesaro

Cosa succederà al mondo dell’arte nel momento in cui sarà passata l’emergenza Covid-19 e riapriranno gli studi degli Artisti, i Musei, le Fondazioni, gli spazi no-profit, le gallerie private, le fiere d’arte?

Ci sarà stato un cambiamento della fruizione dell’arte, soprattutto di quella contemporanea? Si riuscirà a sostenere anche gli Artisti visivi e performativi che creano la bellezza, ma che nonostante questo sono senza Albo professionale e senza Associazioni di categoria e con difficoltà troveranno accesso alle misure governative di sostentamento?

Gli artisti si ritroveranno ad affrontare senza strumenti un’economia globale malmessa che difficilmente li considererà degni di tutela, questione con cui anche le gallerie private, curatori e direttori di Musei dovranno fare i conti. Si può sperare, come è successo in passato, che dopo una mostruosa crisi segua una grande ripresa economica, ma le riprese economiche non avvengono da sole. Gli addetti ai lavori dell’arte stanno cercando una “cura” che oltre alla guarigione possa strutturare anticorpi?

Marcello Smarrelli, consigliere artistico della Fondazione Pescheria – Centro Arti Visive di Pesaro, risponde ai quesiti di Alessio Ancillai

Il Centro Arti Visive Pescheria nasce come uno spazio di creazione, quello che tecnicamente nei manuali dei corsi per curatori si definisce con il temine tedesco di Kunsthalle, o Kunsthaus, un edificio nel quale vengono realizzate mostre, conferenze, convegni e workshop. Una Kunsthalle è spesso diretta da un Kunstverein (società artistica) e si riferisce ad una galleria o ad un museo al quale collaborano diversi artisti, modalità ripresa dagli artists space, organizzazioni non-profit, che ebbero origine a Manhattan nel 1972, con uno spazio chiamato proprio Artist Space.

La Pescheria, come la chiamiamo tutti confidenzialmente, fu fondata dall’artista Loreno Sguanci, che ne fu anche il primo direttore dal 1996 al 2000 e che, durante il suo mandato, presentò mostre realizzate in stretta collaborazione con gli artisti, ad iniziare dalla personale di Eliseo Mattiacci, con cui si inaugurò l’istituzione pesarese nell’estate del 1996. Una Kunsthalle è simile ad un Kunstmuseum (museo d’arte), pur non essendo equivalenti, infatti se il quest’ultimo ha una sua collezione permanente, una Kunsthalle ne è priva, mentre l’artist space è completamente indipendente e non istituzionale, anche se ormai i confini sono talmente labili da rendere completamente superate queste definizioni.

Questo breve excursus etimologico è solo una premessa per dire che il Centro Arti Visive Pescheria fu un progetto anticipatore, nato dalla visione lungimirante di un artista come luogo di creazione e di produzione d’arte e cultura contemporanea, in linea con le esperienze internazionali più all’avanguardia, sia rispetto alle nuove modalità di creazione e fruizione delle opere d’arte che delle pratiche curatoriali. Una realtà che definirei, ancora oggi, unica sia nelle Marche che al di fuori dei confini della regione. Ovviamente a causa dell’emergenza Covid-19 abbiamo dovuto cancellare molti eventi in calendario; non sappiamo bene come e quando riprogrammarli perché, come tutti sanno, non abbiamo ancora previsioni certe sulla riapertura degli spazi museali da parte del Governo. L’unica fortuna è che i prodotti culturali realizzati dalla Fondazione Pescheria, a differenza di quelli dell’ex mercato ittico da cui prende il nome, non hanno scadenza e potremo riproporli appena sarà possibile farlo.

Come fanno tutte le altre istituzioni culturali, stiamo cercando dei nuovi canali di comunicazione per rimanere in contatto con il nostro pubblico e tentare di dare il nostro piccolo contributo per rendere meno pesante il tempo che si trascorre in casa durante l’isolamento. Ma siamo un’istituzione che non ha una collezione su cui poter costruire un’attività online di visite guidate o di racconti delle singole opere, quindi la nostra unica risorsa sono gli artisti. Per questo abbiamo dato vita ad una iniziativa che ha come titolo un hashtag, #LaCreativitàNonSiFerma, ispirato a un celebre aforisma di Albert Einstein “La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura”. Così abbiamo chiesto agli artisti vicini alla Fondazione Pescheria di raccontarci attraverso storie, immagini, video e suoni, come riempiono questo tempo così speciale, cosa stanno creando in questi giorni strani ed eccezionali, per condividerlo con i tanti amici che ci seguono sulle pagine Instagram e Facebook prendendo come punto di partenza proprio una figura emblematica per noi, come quella di Eliseo Mattiacci. Ma non voglio aggiungere altro, sperando di solleticare la curiosità dei lettori e indurli a seguirci sui nostri social.

Con amici e colleghi continuamente ci poniamo molte domande: Cosa ci riserva il futuro? Cambierà il modo di fruire la cultura? E il rapporto con il pubblico come si configurerà? Ma sono uno storico dell’arte, non un’opinionista, quindi mi risulta complicato darmi e dare delle risposte, perché avrei bisogno di molto studio e molto ragionamento per arrivare a formulare teorie che potrebbero rivelarsi completamente sbagliate alla prima verifica dei fatti, quando tutto, speriamo, ripartirà. L’influenza spagnola, che dilagò tra il 1918 e il 1920, uccise decine di milioni di persone nel mondo, tra cui artisti e intellettuali del calibro di Egon Schiele e Guillaume Apollinaire. L’altissimo livello di letalità le valse la definizione di “più grave forma di pandemia dell’umanità”, avendo causato più vittime della terribile peste nera del XVI secolo.

Ma già prima del ’20 le grandi rivoluzioni artistiche erano state avviate con le Avanguardie e se penso alle epidemie di peste del XVI secolo, la cosa che mi viene subito in mente è il cantiere grandioso della chiesa votiva di Santa Maria della Salute di Baldassarre Longhena a Venezia, ma anche le rutilanti tele di Luca Giordano.
Ho come l’impressione che all’improvviso il mondo abbia preso nuova coscienza del fatto che la morte esiste e che in certi momenti della storia è difficile relegarla nei luoghi deputati, come le camere mortuarie e i cimiteri. In definitiva, non so dire se le cose cambieranno e, semmai, cosa cambierà, cosa riserva il futuro ai musei, alle fondazioni, alle gallerie, agli artisti, ai curatori. In una visione storica a volo d’uccello mi pare che poco o niente sia mutato a seguito delle grandi epidemie appena ricordate. Certamente le conseguenze economiche saranno serissime e probabilmente avremo ancora meno soldi da destinare e investire nella cultura.
Non so dire che cosa cambierà, in cuor mio spero vivamente che tutto cambi, anche solo per la curiosità di vedere cosa succederà dopo.

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Storico dell’arte, critico e curatore, Marcello Smarrelli è nato nel 1962 a Roma, dove vive e lavora. Dopo aver conseguito la laurea in Storia dell’Arte all’Università di Roma “La Sapienza” e la Specializzazione in Archeologia e Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea all’Università di Siena, si è dedicato allo studio dei rapporti tra estetica e pedagogia.
Dal 2016 è Consigliere artistico della Fondazione Pescheria Centro Arti Visive Pescheria – Pesaro. Dal 2014 è Curator at large presso la Fondazione Memmo Arte Contemporanea – Roma. Dal 2011 è Direttore artistico della Fondazione Pastificio Cerere – Roma. Dal 2007 è Direttore artistico della Fondazione Ermanno Casoli – Fabriano (An).

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