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Come affrontano gli artisti e il mondo dell’arte in generale – curatori, musei etc – le conseguenze della pandemia? La parola a loro

L’Arte è l’oggetto del desiderio che quando si sottrae non vediamo l’ora che ci rivolga lo sguardo.

L’Arte ci caratterizza come esseri umani, fa parte della nostra identità, è espressione di quel mondo delle esigenze che non vanno soddisfatte, come i bisogni, ma realizzate. La ricerca della realtà latente o meno attraverso l’Arte ci fa stare bene e mai come oggi, ci mancano non solo i concerti, gli spettacoli teatrali e le sale cinematografiche, ma anche le performances artistiche, i monumenti pubblici, i musei, gli studi d’artista, le gallerie d’arte pubbliche e private e tutte quelle realtà artistiche che inconsapevolmente ci fanno sentire vivi; e ci mancano così tanto che addirittura, non potendo fruirne dal vivo, c’è il bisogno di proporle in diverse modalità on line. L’Arte ci viene in soccorso, ma sempre dopo chi lavora in prima linea per salvare le nostre vite e garantirci il sostentamento. Avendo sempre chiara questa verità, è più che benvenuta la ricerca di un’evasione che ci distolga con il bello dall’ansia dell’ignoto che ci assale in questi giorni strani. Come si sono organizzati gli operatori del settore?

«I am so pleased that we are able to provide our exhibitors with an alternative platform to show the wonderful work that they had been working so hard to bring to Hong Kong this spring», queste le parole, su Art Forum, di Adeline Ooi, responsabile dell’area Asiatica di Art Basel e Direttrice di Art Basel Hong Kong, riguardo alla decisione di offrire la visione on line degli spazi espositivi che avrebbero dovuto essere presenti in fiera per l’edizione 2020, con apertura al pubblico prevista il venti marzo. Saranno dunque fruibili le Online Viewing Rooms, una piattaforma solo digitale aperta a chiunque si registri sul sito, offrendo ai visitatori l’opportunità di sfogliare le opere d’arte presentate ad Art Basel Hong Kong 2020, con l’opzione acquisto.

In Italia sono numerose le iniziative, pubbliche e private, che hanno prontamente offerto on line al pubblico i loro contenuti, tra cui la galleria degli Uffizi a Firenze, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, il MAMbo di Bologna, Fondazione Prada, il Castello di Rivoli, nonché la mostra dedicata a Raffaello presso le Scuderie del Quirinale di Roma da poco inaugurata e ora visibile on line e numerosi altri. Il Museo nazionale MAXXI di Roma propone ogni giorno la rassegna “Condominio del contemporaneo”, si parla di arte, architettura, design e attualità con personaggi di primo piano del mondo artistico e perfino alcune gallerie private, spazi no profit o curatori e storici dell’arte hanno proposto la loro offerta on-line o promosso iniziative sempre virtuali dove producono pillole didattiche, su canali Instagram o Facebook, nei tempi web social consentiti.

E’ evidente la necessità di raccontare e di raccontarci, attraverso le iniziative artistiche. Ed è altrettanto evidente la necessità di difendere una realtà, anche economica, un indotto che rappresenta circa il 16% del PIL italiano come ci racconta l’ultimo rapporto della Fondazione Symbola e di Unioncamere. Perché, nonostante quanto dicano alcuni facendo da eco a politici gretti e miopi, è evidente che con l’Arte ci si mangia e, viste le misure proposte dal c.d. Decreto “Cura Italia” anche in difesa dei lavoratori e degli operatori del settore contro i danni collaterali del Covid-19, si stanno tentando di proteggere non solo i polmoni fisici del corpo, ma anche quelli simbolici che ci permettono di respirare bellezza.

Quindi ora in Italia fare rete significa rispondere alle direttive governative di restare in casa, ma anche offrire la possibilità a chi di solito non è consueto seguire cosa succede nella cultura contemporanea visiva, di immergersi in questo mondo poco esplorato; possiamo considerarlo un atto di umiltà, di quel mondo che troppo spesso è riservato solo agli addetti ai lavori e che oggi si offre come un salvagente, accanto alle più conosciute e altrettanto importanti offerte di contenuti audiovisivi in streaming, per i naufraghi spaesati che devono riempire il tempo sospeso.

I Musei in Cina, Corea del Sud e Giappone – Power Station of Art, il China Art Museum e il Museo di Shanghai, tutti chiusi dalla fine di gennaio stanno piano piano riaprendo con le dovute cautele del caso dopo diversi mesi di chiusura, e questo ci fa ben sperare anche per il nostro sistema dell’Arte.

Come scrivevo all’inizio, dobbiamo inevitabilmente porci delle domande e abbiamo chiesto ad alcuni operatori del settore di aiutarci nella riflessione raccontandoci il loro punto di vista. Ecco alcuni dei quesiti a cui risponderanno nelle prossime settimane. Gli articoli saranno via via pubblicati sul sito di Left e linkati in calce a questo articolo introduttivo.

Nel momento in cui riapriranno gli studi degli Artisti, i Musei, le Fondazioni, gli spazi no-profit, le gallerie private, le fiere d’arte cosa succederà?

Ci sarà stato un cambiamento della fruizione dell’arte, soprattutto di quella contemporanea? Si riuscirà a sostenere anche gli Artisti visivi e performativi che creano la bellezza, ma che nonostante questo sono senza Albo professionale e senza Associazioni di categoria e con difficoltà troveranno accesso alle misure governative di sostentamento?

Gli artisti si ritroveranno ad affrontare senza strumenti un’economia globale malmessa che difficilmente li considererà degni di tutela, questione con cui anche le gallerie private, curatori e direttori di Musei dovranno fare i conti. Si può sperare, come è successo in passato, che dopo una mostruosa crisi segua una grande ripresa economica, ma le riprese economiche non avvengono da sole. Gli addetti ai lavori dell’arte stanno cercando una “cura” che oltre alla guarigione possa strutturare anticorpi?

1 – Intervista a Lorenzo Balbi, direttore artistico del MAMbo
2 – Intervista a Ilaria Bonacossa, direttrice di Artissima
3 – Intervista a Chiara Costa, resp. progetti culturali Fondazione Prada
4 – Intervista a Cristina Cobianchi, fondatrice e presidente di AlbumArte
5 – Intervista a Matteo Bergamini, direttore responsabile di exibart
6 – Intervista a Marcello Smarrelli, cons. art. Fondazione Pescheria – Centro Arti Visive di Pesaro
7 – Intervista a Pietro Gaglianò, critico d’arte e curatore indipendente
8 – Intervista al gruppo informale AWI – Art Workers Italia

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L’autore: Alessio Ancillai, artista

Nella foto: Marinella Senatore, “The school of narrative dance, piccolo caos“, 2013, courtesy l’artista

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