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Intervista a Ilaria Bonacossa: direttrice di Artissima, fiera internazionale d’arte contemporanea di Torino

Cosa succederà al mondo dell’arte nel momento in cui sara passata l’emergenza Covid-19 e riapriranno gli studi degli Artisti, i Musei, le Fondazioni, gli spazi no-profit, le gallerie private, le fiere d’arte?

Ci sarà stato un cambiamento della fruizione dell’arte, soprattutto di quella contemporanea? Si riuscirà a sostenere anche gli Artisti visivi e performativi che creano la bellezza, ma che nonostante questo sono senza Albo professionale e senza Associazioni di categoria e con difficoltà troveranno accesso alle misure governative di sostentamento?

Gli artisti si ritroveranno ad affrontare senza strumenti un’economia globale malmessa che difficilmente li considererà degni di tutela, questione con cui anche le gallerie private, curatori e direttori di Musei dovranno fare i conti. Si può sperare, come è successo in passato, che dopo una mostruosa crisi segua una grande ripresa economica, ma le riprese economiche non avvengono da sole. Gli addetti ai lavori dell’arte stanno cercando una “cura” che oltre alla guarigione possa strutturare anticorpi?

Ilaria Bonacossa, la direttrice di Artissima, fiera internazionale d’arte contemporanea di Torino, risponde ai quesiti di Alessio Ancillai

Ilaria Bonacossa – director, Artissima Fair – Photo credits: Giorgio Perottino / Artissima

La fragilità della classe creativa italiana è indiscutibile e difficilmente gli artisti, come i curatori o i critici, potranno avere sostegni economici strutturati, anche se occorre riconoscere che la situazione è migliorata marginalmente, rispetto a dieci anni fa, grazie a nuove opportunità professionali legate alla didattica o al rapporto con le aziende e al digitale.

Gli artisti soffriranno la crisi economica, che in realtà stavano già soffrendo, e sarà pesante anche per le gallerie d’arte che ne sostengono il mercato. Ma, se il bisogno di azione e l’ottimismo avranno la meglio sulla recessione in cui siamo entrati, credo che si troverà una via in avanti.

Come sottolineate su Left, il bisogno di arte e cultura della società contemporanea in clausura è stata una piacevole sorpresa, come anche il desiderio di collaborare espresso da istituzioni e realtà diverse tra loro e la voglia di fruire l’arte da casa: un’abitudine, questa, che non perderemo neanche quando torneremo a stare insieme. Hai scritto che l’arte ha la capacità di distrarci dall’ansia, ma in realtà non fa solo quello: ci aiuta a esprimerla, a elaborarla e a superarla.

Credo che in futuro le aziende private potranno fare tesoro dell’arte contemporanea, rinnovandosi, reinventandosi, anche grazie al potere creativo degli artisti, per ripartire e raccontarsi nel post-covid. Queste collaborazioni tra imprenditori e pensatori possono portare a trasformazioni positive di un sistema che deve farsi più dinamico e saper coinvolgere diversi tipi di pubblico. Come Artissima siamo sempre molto attivi nel farlo con i nostri partner; penso a Jaguar e al Road-Show per scoprire nuovi talenti, a Juventus con il progetto educational Artissima Junior, a Lauretana con il progetto di walkie-talkie che coinvolge i collezionisti, per citarne solo alcuni. Il Piemonte ha fatto storia in questo senso con un personaggio come Adriano Olivetti, che assunse nella sua azienda intellettuali e artisti, portando nella fabbrica oltre all’innovazione tecnica quella creativa.

Mi auguro che nella società post covid-19 gli artisti e gli intellettuali potranno trovare il loro spazio e avere un ruolo importante nel dare vita a un modo di guardare il mondo più generoso e aperto, a una consapevolezza sociale più inclusiva.

Come Artissima abbiamo lanciato in questi giorni una nuova iniziativa social sul canale Instagram della fiera:/ge·ne·a·lo·gì·a/. Questo progetto, è un po’ un gioco e un po’ un’indagine, nasce per tenere vivo e visibile il mondo dell’arte italiana, aprendolo anche a chi lo conosce meno.
In un momento in cui per la quarantena le gallerie sono chiuse e le mostre degli artisti non visitabili, abbiamo voluto far vedere che il mondo dell’arte è una grande famiglia appassionata e contraddittoria, fatta di affinità elettive e omaggi.

Ogni giorno, dal 18 marzo scorso, un artista scelto tra quanti avevano partecipato alla mostra Deposito d’Arte Italiana Presente (progetto curato insieme a Vittoria Martini ad Artissima 2017), è stato invitato a indicare due artisti italiani a cui si sente legato, eleggendone uno come proprio antenato e uno come ideale discendente, ovviamente non in maniera letterale ma metaforica.
Oltre a valorizzare l’arte contemporanea italiana in questo momento di lock-down, il progetto mette in luce quel senso di “famiglia” così radicato nella nostra cultura, svelando una comunità artistica fatta di eclettismo, originalità ma anche senso di appartenenza e amicizie, di incroci di sguardi e pratiche artistiche inaspettate.
Seguendo i post non solo scopriamo le visioni degli artisti, ma abbiamo l’impressione di entrare in intimità con loro ascoltandone le confidenze.

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