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La fondatrice del blog MsAfropolitan e co-direttrice del movimento Activate, riconosciuta come una delle donne più influenti per il cambiamento globale, propone un approccio nuovo alla conoscenza nel libro “Sensuous Knowledge: A Black Feminist Approach for Everyone” di cui pubblichiamo in esclusiva un estratto. E il 19 giugno dialogherà con Ilenia Caleo nell’ambito di Performing Resistance

 

Le storie si trasformano in sapere e il sapere in materia. La visione dualistica del mondo opera una separazione tra la materia e le storie, ma la narrativa costituisce il materiale con il quale costruiamo la nostra propria visione del mondo e, a sua volta, prende forma attraverso oggetti fisici: libri, edifici, confini e così via. Anche all’interno dei nostri corpi, il sapere si tramuta in materia. Così come nell’embrione umano la prima struttura a formarsi è il midollo spinale, allo stesso modo, il sapere costituisce il midollo di tutte le idee che danno forma alla nostra vita. Il nostro modo di sentire e muoverci nel mondo, l’aria che respiriamo, la salute degli alberi, il cibo che mangiamo, le idee che sosteniamo, il nostro modo di danzare e di fare l’amore: tutto è un riflesso di ciò che conosciamo.

L’idea che il calcolo sia il solo ragionamento valido attraverso cui spiegare la realtà è uno dei concetti più pericolosi mai elaborati. Il nostro approccio alla conoscenza è diventato fondamentalmente regolamentato e rigido. Il processo di civilizzazione è assetato di pensiero umanistico come il Sahara lo è di acqua. Tanto più la società assume caratteri robotici, più numerose sono le problematiche sociali, le quali, a loro volta, richiamano metodi diagnostici di sorveglianza. Come sempre accade, sono gli strati sociali più poveri a pagare il prezzo più alto in questa dinamica di valutazione ossessiva. Nel Regno Unito, per prendere decisioni nell’ambito del welfare, i Comuni ricorrono sempre più frequentemente all’utilizzo di algoritmi. Ovunque, è una regola ormai, le decisioni cruciali che riguardano le realtà più complesse della vita degli individui sono stabilite tramite metodi computabili, lasciando così coloro che hanno bisogno di ascolto in mano al verdetto autoritario di un computer.
L’incapacità di ascolto conduce al soffocamento dei sentimenti e diventa tossica nel suo trascurare la realtà. Il motivo per il quale le personalità più violente tendono a esprimersi in individui di sesso maschile risiede nel fatto che l’educazione sociale insegna ai maschi a reprimere le loro emozioni. È una repressione che conduce sempre alla violenza, di natura fisica e non fisica, rivolta verso sé stessi e verso gli altri.

È necessario un approccio alla conoscenza in grado di sintetizzare immaginazione e razionalità, ciò che è quantificabile e ciò che non lo è, la dimensione intellettuale e quella emotiva. Senza i sentimenti, il sapere diventa stantio; senza razionalità, diviene indiscreto. C’è bisogno di un approccio capace di misurare la saggezza non solo attraverso scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (STIM) o sulla base del prodotto interno lordo (PIL), ma anche attraverso una valutazione etica dello sviluppo sociale. Abbiamo bisogno di un sapere che coinvolga la realtà interiore oltre a quella esteriore. Di un Sapere Sensibile.

Per sensibile, non si intende sensuale. Infatti, se la sensualità è legata agli appetiti del corpo e all’indulgente piacere dei sensi (tatto, gusto, vista, odorato e udito), la sensibilità trascende gli istinti. Quando qualcosa è sensibile non implica il coinvolgimento esclusivo dei sensi ma quello dell’intero essere – mente, anima e corpo. I libri, ad esempio, sono oggetti sensibili. Si possono vedere, toccare e anche annusare. Si possono ascoltare in forma di audiolibri e gustarne le parole sulla lingua. I libri sono oggetti tangibili, dalle infinite consistenze – antichi, con copertina rigida, rilegati a mano… Sono mentalmente stimolanti, terapeutici e potenzialmente in grado di trasformare i più profondi schemi di pensiero. Sono capaci di coinvolgere in modo assoluto.
Nel coniare il termine sensuos nel suo Of Education, trattato del 1644, il poeta John Milton volle di proposito escludere la connotazione sessuale contenuta nel termine sensuale. Perciò egli descrive il suo genere – la poesia – come “semplice, sensibile e appassionato”. Il Sapere Sensibile è, dunque, un approccio poetico; l’unione dell’intelligenza emotiva con le abilità intellettive. Esso considera la conoscenza come un’entità vivente e pulsante più che un prodotto finito e destinato al consumo passivo. Questa interpretazione guarda al sapere come a un compagno anziché come a un servitore, se non addirittura a un padrone. Tutto ciò conduce a considerare il sapere come qualcosa di così prezioso da essere in grado di farci evolvere nell’incarnazione dei suoi stessi meriti. Il Sapere Sensibile è la conoscenza che infonde vitalità nella mente e nel corpo, con un impatto simile alla scia di un profumo. È un sapere malleabile, non duro come la roccia. Il Sapere Sensibile spinge verso l’elevazione e il progresso senza saziare la fame di potere.

Per essere chiari, nonostante la sensibilità e la sensualità non siano sinonimi, non desidero negare l’elemento erotico. Per contrasto, si potrebbe affermare che io sia favorevole a una erotizzazione del sapere. Il Sapere Europatriarcale elimina l’aspetto erotico, non da ultimo per via della sua associazione con il femminile. Rifiuta la contaminazione del sapere con il sensibile, prediligendo il concetto austero secondo cui la conoscenza non avrebbe nulla a che fare con l’esperienza materiale. Nell’Europatriarcato tutto segue l’impostazione binaria o/o. Mente o corpo, ragione o emozione, locale o globale, natura o contesto, maschile o femminile. Il Sapere Sensibile, invece, è caleidoscopico, applica la logica di con/nel. La mente esiste con nel corpo, la ragione con e nell’emozione, il femminile con e nel maschile e viceversa. Il Sapere Europatriarcale, inoltre, svaluta la dimensione erotica, femminile e poetica in quanto aspetti connessi al mondo naturale. Questo tipo di narrazione svilisce l’essenza dell’interiorità, dell’ogbon-inu. La Poesia è il linguaggio dell’interiorità o dell’anima. La Natura abita l’interno della terra. Allo stesso modo, gli organi sessuali femminili, strumento della poiesis (vita, piacere, creazione) sono interni. La vagina non è soltanto un luogo umido, caldo e scuro, come un’enclave nella foresta, ma conduce a uno spazio ancora più nascosto e custode di vita, l’utero. A proteggere tutta questa interiorità sessuale, come uno strato di ozono, è la clitoride, un organo poetico, se davvero ne esisteva uno.

Gli esseri umani sono l’unica specie distintamente poetica ed erotica; svilire queste qualità nella produzione del sapere equivale a privare il sapere stesso della sua umanità e renderlo robotico. La poesia è capace di esprimere un sentimento come la solitudine in un modo impossibile per il metodo scientifico. La danza può descrivere la libertà in un modo impossibile alla matematica. L’immobilità interiore testimonia l’esistenza in un modo ineguagliabile per la tecnologia. Accettare la qualità pura e primitiva dell’interiorità è azione essenziale per un cambiamento significativo. Se, per esempio, si applicasse il Sapere Sensibile all’economia, esso produrrebbe una sorta di “economia erotica”, in cui sarebbero reciprocità e sostenibilità a prosperare al posto di surplus e scarsità. Se lo si applicasse all’educazione, i ragazzi prenderebbero lezioni di empatia e dialogo, oltre che di matematica e scienze. E queste materie di combinerebbero: durante una lezione di matematica si discuterebbe di comunicazione; durante una lezione di empatia si studierebbero i modelli statistici accanto alle opere d’arte.

(da Sensuous Knowledge: A Black Feminist Approach for Everyone, Zed Books Ltd, 2020)

Traduzione di Lucia Zanfi

Venerdì 19 giugno alle ore 19 Minna Salami sarà in dialogo con l’attivista e studiosa Ilenia Caleo nell’ambito di Performing Resistance, piattaforma digitale di scambio con studiosi, attivisti, curatori e artisti internazionali che esplorano il rapporto tra arti, migrazioni e cittadinanze, dinamiche di riappropriazione dello spazio pubblico, pratiche artistiche capaci di costruire spazi di resistenze culturali.
Performing Resistance. Dialogues on Arts, Migrations, Inclusive Cities in programma dal 16  al 20 giugno è parte di Atlas of Transitions. New Geographies for a Cross-Cultural Europe, un progetto europeo che promuove traiettorie comuni tra residenti italiani, residenti stranieri e nuovi arrivati, sperimentando altri modi di interazione e reciprocità tra culture diverse.
Performing Resistance, di cui Left è mediapartner, è curato da Piersandra Di Matteo, Pietro Floridia, Melissa Moralli e Pierluigi Musarò ed è promosso da Emilia Romagna Teatro Fondazione, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia, Cantieri Meticci | Regione Emilia Romagna | Comune di Bologna, con la partecipazione di università e istituzioni europee.

Info sul programma www.emiliaromagnateatro.it 

 

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