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Un ragazzo albanese di 28 anni, in quarantena per emergenza covid, è stato trovato morto nella sua cella al Centro permanente per i rimpatri di Gradisca D’Isonzo. Un altro ragazzo, proveniente dal Marocco e suo compagno di stanza, è in terapia intensiva ma non in pericolo di vita. Sul caso c’è il più stretto riserbo da parte degli investigatori e a 24 ore dal ritrovamento non è ancora chiaro il motivo della morte ma è la seconda volta dall’inizio del 2020 che nelle celle del centro di Gradisca si registra un decesso.
La legge italiana consente di rinchiudere una persona fino a sei mesi nei Cpr come quello di Gradisca, senza che sia stato commesso alcun reato e ora il governo Conte 2 promette di ridurre questo periodo riformando i decreti sicurezza di Salvini. Staremo a vedere, sta di fatto che da 22 anni queste strutture, che negli anni hanno spesso cambiato nome, sono illegali, incostituzionali, discriminatorie, inutili e persino costose. Sono, come scrivono scrivono in una nota il responsabile immigrazione Prc-Se, Stefano Galieni, e il segretario provinciale Prc di Gorizia, Luigi Bon, «l’emblema del fallimento delle politiche migratorie europee».

Questi luoghi vanno pertanto chiusi senza se e senza ma. Si potrebbe seguire l’esempio di Spagna e Portogallo dove vengono costruiti percorsi di regolarizzazione per dei migranti in cerca di un futuro e della possibilità di realizzare la propria identità.

Per approfondire di invitiamo a leggere il nostro libro inchiesta sul tema

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