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A 40 anni dalla strage di Bologna e a 25 dalla condanna degli esecutori materiali, i neofascisti Fioravanti e Mambro, finanziati dalla P2 e “coperti” dai servizi segreti italiani, trova ancora sponde la tesi innocentista. È bene ribadire che è stata demolita in tutti i gradi di giudizio

«La strage è stata organizzata dalla loggia massonica P2, protetta dai vertici dei servizi segreti italiani, eseguita da terroristi fascisti». Nella loro sintesi lapidaria, le parole che campeggiano sul manifesto del quarantennale della strage alla stazione di Bologna, riassumono l’eccidio che con 85 morti e 218 feriti è il più crudele della storia d’Italia. Una strage che come le precedenti cercava di rigettare un rospo che a certuni proprio non andava giù fin dal 2 giugno 1946. E come non bastasse la nascita della Repubblica, c’era poi stata anche quella cosa… quella cosa che quei “certuni” non potevano manco nominare senza farsi venire l’orticaria: la Costituzione. E così, avevano iniziato a tramare, a complottare, progettare, per tornare ai bei tempi di «quando c’era lui». Con «un altro duce e un altro re», ovviamente (ma questo era un problema da affrontare dopo, cioè dopo il ripristino del prima: una volta tornati alla “normalità”).

Consumate tutte le chiacchiere possibili, fascisti vecchi e nuovi s’erano quindi riuniti a Parco dei Principi a Roma per identificare un percorso comune e vincente. Così, nel maggio del 1965, mentre l’Italia correva sui binari di una ricostruzione segnata da un boom che sei anni prima aveva assegnato l’Oscar delle monete alla nostra lira, loro, novelli carbonari neri, lì, in quell’hotel a ridosso di Villa Borghese ai Parioli, avevano pensato, parlato, ipotizzato, gridato e sussurrato, finché… finché – oibò! E tanto ci voleva! Eia! Eia! Alalà! – avevano cavato il famoso coniglio dalla feluca del comune cappello nero. Un coniglio (nero, manco a dirlo), chiamato “Terrore”, che bisognava far correre per banche e piazze, treni e stazioni, perché creasse il caos. E alla fine di quella corsa, col Paese devastato dal disordine, si sarebbe potuto ripristinarne uno nuovo, di ordine. (E proprio così aveva battezzato il suo progetto Pino Rauti, la cui fiamma fascista non gli si era mai spenta in petto, e mai gli si spegnerà – per usare un’immagine cara alla retorica da chincaglieria varia – e che ora arde in quello della di lui figlia senatrice militante nelle fila dei fratellini italici).

Una strategia primitiva, insomma, come da tradizione. Becera, ma efficace. Potendo anche contare sul sostanziale aiuto di pezzi consistenti ed assai influenti dello Stato, i neocarbonari neri avevano quindi agito: avevano cioè oltraggiato e sciancato corpi, rubato futuri e depredato vite. Rigettando come nefandezza il dibattito parlamentare, avevano generato quella che…

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