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«La letteratura è sociale per costituzione», dice il traduttore e autore di libri su temi politici e di forte impegno civile. La responsabilità dello scrittore? È «argine all’omologazione culturale del pensiero unico e allo strapotere del senso comune»

Stefano Valenti, nato nel cuore della classe operaia valtellinese, è autore di soli due libri, La fabbrica del panico e Rosso nella notte bianca, entrambi per Feltrinelli, e di alcune traduzioni dei classici, tra i quali Germinale di Zola, ma ha già una riconosciuta fisionomia di scrittore dalla postura ribelle e fuori dal coro, alla Bianciardi, e un pensiero fortemente radicale.

Tu hai pubblicato due romanzi non pacificati e di grande intensità su temi molto politici, la morte sul lavoro, quella di tuo padre, e la guerra partigiana rivisitata al presente. Esiste in Italia e in questa epoca uno spazio per la letteratura sociale e di impegno civile?
La letteratura è sociale per costituzione, lo è perfino certa narrativa ombelicale degli attuali tardo romanzisti, sebbene arcaica e dimentica delle questioni di classe. Difficile è invece rintracciare in un’unica opera attuale le tre caratteristiche da te indicate. Cominciamo dal primo dei tre termini, letteratura, e chiediamoci dunque che cosa sia. Letteratura è forma. Un romanzo redatto in forma giornalistica non è letteratura, così come, in qualche caso felice, è opera di letteratura un reportage redatto in forma letteraria. Ne deriva che non possiamo considerare letteratura buona parte degli attuali libri italiani, quantomeno buona parte di quelli celebrati e venduti. Consideriamo ora la questione dell’impegno civile, e guardiamo quindi al racconto dal punto di vista etico. Parliamo di responsabilità dell’autore. Nell’esaminare il mercato editoriale possiamo rinvenire frammenti di impegno, tuttavia disarticolati da un progetto di cambiamento. In epoca postmoderna infatti questo genere di impegno ha finito molto di frequente nell’esaurirsi in una formula di avvicendamento sul mercato editoriale. Esistono numerosi autori contestatari e ho molta simpatia nei loro confronti. Ma troppi autori contestatari non fanno letteratura. Dico dunque che è molto difficile rintracciare oggi una letteratura sociale e di impegno civile che sia al contempo letteratura, sociale e d’impegno, la quale avrebbe spazio, sebbene disincentivata dall’ideologia del mercato e quindi, nei fatti, inesplorata. Oggi nelle riunioni editoriali sono gli uomini del marketing ad avere l’ultima parola e a…

L’intervista corsara prosegue su Left del 28 agosto – 3 settembre 2020

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