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Il disastro di un Paese dalle mille culture e dalle «potenzialità sprecate», il sogno di una Unione europea federale, la necessità di ripensare la vita e la politica post pandemia. Per lo scrittore Amin Maalouf «viviamo come dei ciechi, ma il vero problema è culturale»

«Il Libano è in piena emergenza. La popolazione è disperata, in molti se ne vogliono andare, lo Stato è completamente immobile. Non penso che esistano altri Paesi in questa situazione». A parlare così è lo scrittore franco-libanese Amin Maalouf, autore de Il naufragio delle civiltà (La Nave di Teseo), in cui ha raccontato la crisi profonda del mondo attuale. Maalouf il 27 settembre riceverà a Udine il Premio Terzani e il 24 settembre interviene ai Dialoghi di Trani. In attesa di ascoltarlo dal vivo gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Maalouf, come interpreta il recente intervento del presidente Macron in Libano?
Il Paese è in pieno fallimento economico e politico. L’intervento del presidente Macron, per provare a trovare delle soluzioni, non basta. La crisi è veramente complessa e dunque richiede un impegno della Francia, ma non solo. Per far uscire il Paese dalla situazione in cui si trova ci vuole anche un impegno della comunità internazionale. La situazione del Libano è molto particolare. Non funziona nulla, a partire dai servizi essenziali come l’acqua, il trattamento dei rifiuti. È un grande disastro. È raro trovare uno Stato così, in cui tutto funzionava normalmente, che era democratico, e che crolla in questo modo. Non vedo l’intervento della Francia, un Paese che ha dei legami storici con il Libano, come un’operazione coloniale. È un’operazione puntuale, giustificata dalla situazione di emergenza. Ma preferirei un intervento internazionale guidato dal Consiglio delle Nazioni Unite, per esempio, che in modo collettivo prenda delle decisioni per garantire il salvataggio del Libano.

Cosa sente oggi riguardo al suo Paese natale e agli eventi che lo toccano: guerre, conflitti etnici e religiosi? Ha speranza per questa regione?
Non si deve mai perdere la speranza. Penso che il Libano abbia grandi potenzialità che però vengono sprecate. Qui tutti i Paesi hanno culture e costumi diversi. Il Libano avrebbe dovuto svolgere un ruolo di leadership nel mondo ma alla fine è diventato un contro-esempio. La gente guarda il Medio Oriente e dice di…

L’intervista prosegue su Left dell’11-17 settembre

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