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«I migliori figli della Bielorussia vengono rapiti o arrestati. Ma non fa nulla, ne verranno centinaia di altri». Parla la Nobel per la Letteratura Svetlana Aleksievic, unico membro del Consiglio di coordinamento dell’opposizione ancora in libertà: «Si sta ribellando un intero Paese»

Da oltre un mese in Bielorussia – dopo delle elezioni-farsa che hanno confermato alla presidenza Alexander Lukashenko per la sesta volta consecutiva – è in corso una dura battaglia di tutto un popolo per conquistare la democrazia. Una battaglia che ha avuto già tante vittime, cinque persone uccise mentre manifestavano pacificamente e altre centinaia arrestate e torturate nelle caserme. Una straordinaria mobilitazione che ha visto in prima fila le donne di diverse generazioni. Donne come Svetlana Tikhanovskaya, la candidata di bandiera dell’opposizione ora costretta all’esilio in Lituania. O come Marya Kolesnikova, la portavoce di Victor Babariko, uno dei candidati arrestati prima del voto, sequestrata dai servizi segreti e ora accusata di aver inteso organizzare un golpe, ma soprattutto le migliaia di donne che nei giorni duri di ferragosto, quando la violenza dei reparti speciali sembrava inghiottire tutto, con le loro “catene della solidarietà” hanno dimostrato quanto questo popolo mite sia anche forte e dignitoso proprio soprattutto in quella sua parte che qualcuno osa ancora chiamare “sesso debole”. Tra tutte queste donne bielorusse che sono in prima fila nella lotta contro il regime c’è anche Svetlana Aleksievic (Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo, La guerra non ha un volto di donna), una signora di 72 anni, premio Nobel per la letteratura, che ha accettato di rispondere alle nostre domande.

Con gli arresti di Maxim Znak e Marya Kolesnikova lei è rimasta l’unico membro del Consiglio di coordinamento dell’opposizione in libertà. Le pesa? Ha paura?
Paura no, c’è un po’ di solitudine. Non c’è più nessuno dei miei amici, sono tutti in prigione o espulsi all’estero. E io sono una donna anziana e malata. Si tratta di una situazione paradossale: il Paese è stato rapito, i suoi migliori figli vengono rapiti o arrestati. Ma non fa nulla, ne verranno centinaia di altri. Non è stato il Comitato di coordinamento a ribellarsi al regime di Lukashenko. È tutto il nostro Paese che si è ribellato.

Qual è il programma del Consiglio di coordinamento?
Il nostro programma è molto semplice e di transizione. Il Consiglio di coordinamento dell’opposizione è favorevole allo svolgimento di nuove elezioni presidenziali in Bielorussia, al rilascio di prigionieri politici e all’indagine sui crimini dell’attuale governo. Il presidente Alexander Lukashenko ha paragonato il consiglio ai “centoneri” (formazione di estrema destra russa dell’inizi del XX secolo, nda), e recentemente ha definito le nostre proposte «un disastro per la nazione» e ha sottolineato che non avrebbe aperto un confronto con i suoi membri. E così è stato…

Quindi non stavate ordendo alcun colpo di Stato…
Voglio ripetere qui quello che dico continuamente. Non stavamo preparando nessuno colpo di Stato. Volevamo solo evitare una pericolosa scissione nel nostro Paese. Volevamo che iniziasse un dialogo nella società. Lukashenko dice che non parlerà con “la piazza”, ma “la piazza” è composta da centinaia di migliaia di persone. Non si tratta di nessuna “piazza” è semplicemente gente che si mobilita ogni domenica e tutti i giorni. Gente che non ha paura di manifestare portando con sé i bambini, perché crede nella vittoria. E voglio ripetere ancora questa cosa che ho già detto tante volte in questi giorni: bielorussi, sono orgogliosa di voi, di quello che state facendo.

Perché secondo lei Lukashenko procede in una repressione così spietata?
Secondo me, le autorità hanno dichiarato guerra alla loro gente. Vedo la società radicalizzarsi davanti ai miei occhi. Perché il modo in cui si comporta la polizia antisommossa non lo potevo nemmeno immaginare … Avevamo visto che succedeva in altri Paesi, cosa è successo quando la popolazione nera d’America si è ribellata. Ma da noi ancora non si era vista una cosa del genere.

Lei è sicura che Lukashenko abbia perso le elezioni contro Svetlana Tikhanovskaya? C’è qualcuno che ancora ne dubita.
Assolutamente sicura. E so da dove viene questa sicurezza non solo mia. Nessuno vede intorno a sé qualcuno che ama Lukashenko. E dopo tutto quello che sta succedendo nelle nostre strade, come puoi credere in questa persona? Inoltre come bielorussi sottolineiamo sempre una cosa: siamo gente mite, non vogliamo uccidere nessuno. E quando vedo la rabbia quasi disumana e satanica con cui i reparti antisommossa stanno agendo nel nostro Paese, trovo difficile credere che siano dei bielorussi. Mi sembra che dei ragazzi bielorussi non possano picchiare le loro madri e le loro sorelle in questo modo.

Come valuta la partenza di Svetlana Tikhanovskaya dalla Bielorussia alla Lituania?
Sono

L’intervista alla Nobel per la letteratura prosegue su Left del 18-24 settembre

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