L’interesse della Cina per l’ex Ilva e la gestione del porto di Taranto è nel mirino degli 007 italiani, data anche la vicinanza con le basi della Marina e della Nato. E le “manovre” geopolitiche complicano ancor di più la situazione degli 8mila operai cassintegrati dell’area

Sono settimane ormai che le antenne dei nostri servizi segreti sono alzate e sintonizzate su Taranto. «Stiamo aspettando ulteriori dossier che dovrebbero arrivare entro la prossima settimana», spiega una fonte interna al Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. L’organo, presieduto dal leghista Raffaele Volpi, già a fine agosto aveva acquisito un documento di sintesi realizzato dagli 007 sugli interessi espressi da compagnie cinesi verso l’area strategica di Taranto: gli impianti industriali dell’ex Ilva e l’affidamento della gestione del porto.

La città pugliese, di fatto, potrebbe presto trovarsi ad essere pedina fondamentale nello scacchiere economico, commerciale e geopolitico che vede da una parte gli interessi (mai sopiti) degli Stati Uniti e dall’altra quelli (sempre più manifesti) della Cina. Che il porto di Taranto d’altronde ricopra un ruolo strategico da un punto di vista marittimo e commerciale, non è una novità: lo era già al tempo dei Greci, lo è a maggior ragione oggi. Specie dopo l’accordo italo-cinese della Via della Seta, un accordo mal digerito da Washinghton già impensierita dal monopolio di Pechino sulla rete 5G.

A rendere il quadro ancora più instabile sono…

L’articolo prosegue su Left del 9-15 ottobre 2020

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