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C’è un filo nero che lega la sentenza di Atene, che ha dichiarato Alba dorata un’organizzazione criminale, al processo contro CasaPound Italia iniziato il 12 ottobre a Bari. Qui tra le imputazioni c’è la ricostituzione del partito fascista e l’aggressione squadrista del 21 settembre 2018

Una staffetta partigiana, la consegna di un simbolico passaggio di testimone e una importante responsabilità nella lotta ai neofascismi in Europa: Atene chiama Bari. La sentenza storica che il 7 ottobre 2020 ha concluso il processo ad Alba dorata – dichiarata organizzazione criminale, responsabile dell’omicidio di Pavlos Fyssas e numerose altre aggressioni – si lega direttamente con un filo nero all’inizio del processo contro CasaPound Italia, il 12 ottobre a Bari. Tra le imputazioni, la ricostituzione del partito fascista (ai sensi della Legge “Scelba” n. 645 del 1952), oltre che l’aggressione squadrista del 21 settembre 2018: una «spedizione punitiva atta ad offendere, colpire e reprimere indiscriminatamente qualunque soggetto avesse partecipato alla manifestazione con corteo dichiaratamente “antifascista”», si legge nel verbale che ha già disposto il sequestro preventivo della sede di CasaPound nel capoluogo pugliese.

Il filo nero tra Atene e Bari è costituito simbolicamente anche da una data: il 21 settembre 2018. A Bari, era da poco terminata la manifestazione antifascista e antirazzista “Bari non si lega”. Sulla via del ritorno, incontriamo due giovani donne con due bambine, all’angolo tra via Crisanzio e via Eritrea, fortemente preoccupate per un minaccioso schieramento di uomini nella strada che devono attraversare. Ci fermiamo con le ragazze per non lasciarle sole, per istintiva solidarietà: in fondo alla strada c’è la sede di CasaPound e quello schieramento preoccupa le due donne, che oltretutto non hanno la pelle sufficientemente chiara per quei signori vestiti di nero. Dopo pochi secondi quello schieramento si muove velocemente verso di noi: ci intimano di andarcene perché lì comandano loro, partono le minacce, l’aggressione verbale e fisica con manubri da palestra, cinghie, tirapugni. Una aggressione «premeditata» e «unilaterale», si legge sempre dal verbale che dispone il sequestro.

Lo stesso giorno, il 21 settembre 2018, ad Atene Zak Kostopoulos, attivista Lgbtqi, veniva…

 

L’autrice: Eleonora Forenza è stata deputata al Parlamento europeo dal 2014 al 2019 per la coalizione L’altra Europa per Tsipras (gruppo Gue/Ngl)

L’articolo prosegue su Left del 16-22 ottobre 2020

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