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Nel centenario della nascita dello scrittore un graphic novel ripropone I sepolti vivi, un suo reportage del 1952 da una miniera di zolfo. È la testimonianza di una durissima protesta contro 860 licenziamenti, racconta lo storico Ciro Saltarelli ideatore del libro disegnato da Silvia Rocchi in uscita per Einaudi ragazzi

Calare Gianni Rodari nel proprio tempo, nella storia della Ricostruzione e della battaglia per i diritti civili e sociali del nostro Paese, è operazione insolita. La sua figura storica infatti rimane per lo più trasfigurata da quella letteraria: il gran cerimoniere della fantasia, il decano delle storie per bambini, l’operatore culturale che promosse quotidianamente un’azione lucida e ostinata per l’immaginazione al potere. Prima di cristallizzarsi dietro queste immagini ed essere tramandato di generazione in generazione attraverso le sue opere, fu uomo del suo tempo pieno di curiosità e passione civile, un giornalista con il gusto della narrazione.

«Gianni era uno dei primi inviati speciali del giornale: bravo, sensibile, schietto con quel tratto che non lo ha mai abbandonato: di limpidezza di racconto, di serenità, di malinconia, come le sponde del lago su cui era nato. Era già quel gran giornalista che rimase, un giornalista comunista», questo il ricordo di Paolo Spriano. Tuttavia, come sostiene Carmine De Luca, «Rodari giornalista è un illustre sconosciuto»; uno sconosciuto che tuttavia ha contribuito a fondare il giornalismo popolare italiano e «uno straordinario esempio di intelligenza sempre accesa, di informazione sempre precisa, di linguaggio sempre chiaro e trasparente».

La stessa intelligenza e limpidezza di racconto la ritroviamo nella storia dei Sepolti vivi, che Rodari narrò nelle vesti di inviato speciale nel 1952 sulle colonne del settimanale Vie Nuove. Nel maggio di quell’anno, più di trecento operai restarono chiusi per oltre un mese nelle viscere della miniera di zolfo più grande d’Europa, a Cabernardi e Percozzone, in provincia di Ancona. Non fu un incidente, ma una scelta umana e politica: i minatori non risalirono da sottoterra in segno di protesta contro le lettere di licenziamento inviate a ottocentosessanta di loro. Si trattava di una delle occupazioni più significative del dopoguerra, anche in virtù della strategicità del settore minerario e dell’importanza dello zolfo nella industria chimica e militare internazionale. La cronaca dell’inviato trascende i limiti del genere per farsi narrazione, riuscendo mirabilmente a…

L’autore: lo storico Ciro Saltarelli ha ideato il libro I sepolti vivi (Einaudi ragazzi), uscito in occasione del centenario della nascita di Rodari (23 ottobre 1920), riproponendo il reportage che lo scrittore aveva pubblicato nel 1952 su Vie nuove. I disegni sono di Silvia Rocchi.

 

L’articolo prosegue su Left del 16-22 ottobre 2020

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