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Quattro anni di Trump alla Casa bianca hanno minacciato e continuano a minacciare i diritti delle donne, che in queste elezioni vogliono fare
la differenza. E Joe Biden stravince nei sondaggi sul voto femminile

Oltre 425 eventi in tutti gli Stati Uniti, migliaia di donne per le strade d’America nel rispetto delle regole anti Covid-19 per dire basta alla presidenza Trump. È la seconda Women’s March del 2020 e si è tenuta a 17 giorni dalle elezioni presidenziali che decideranno le sorti non solo del Paese e degli equilibri internazionali, ma anche della libertà delle donne. Il cuore della protesta è stato il tentativo, ancora in corso, di sostituire la defunta giudice della Corte suprema Ruth Bader Ginsburg, scomparsa meno di un mese fa, con la ultraconservatrice Amy Coney Barrett. La mossa, architettata dal presidente Donald Trump e appoggiata dal Partito repubblicano, è stata fonte di acceso dibattito nel panorama politico: se la giudice Coney Barrett fosse confermata dal Senato nei prossimi giorni (è ancora incerto nel momento in cui andiamo in stampa), alla Corte suprema si affermerebbe una schiacciante superiorità conservatrice che potrebbe pregiudicare l’esistenza di alcune sentenze che normano importanti diritti civili, come la Roe v. Wade che legalizza l’aborto a livello federale.

I quattro anni di amministrazione Trump non sono stati semplici per le donne statunitensi. The Donald è entrato alla Casa Bianca portando con sé l’immagine dell’uomo che non deve chiedere mai, per cui le donne vanno «prese per la vagina», come disse nel 2005 durante un fuori onda del programma televisivo Access Hollywood. La narrazione populista e machista proposta molto spesso dal presidente è stata subito vista come tossica da una parte dell’elettorato femminile: la prima Women’s March contro Trump risale a gennaio del 2017, mese del suo insediamento a Whashington D. C.. «La sua presidenza è iniziata con le donne che marciavano e ora finirà con le donne che votano. Punto» ha dichiarato ad Associated Press la direttrice esecutiva della Women’s March, Rachel O’Leary Carmona.

La questione del voto femminile a Donald Trump è alquanto spinosa. Nel 2016, Hillary Clinton ottenne un vantaggio di soli 14 punti sul voto femminile rispetto al suo avversario, mentre per quanto riguarda le preferenze delle donne bianche senza laurea fu Trump ad assicurarsi il vantaggio schiacciante di 23 punti. Oggi, le cose sembrano essersi rovesciate. Nonostante Joe Biden abbia ormai un vantaggio da doppia cifra sul suo avversario, non è di certo grazie al voto maschile. È con le donne che Biden va forte, un rivolgimento sorprendente viste le problematiche di…

L’articolo prosegue su Left del 23-29 ottobre 2020

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