Nonostante guerre e conflitti, la tessitura delle relazioni culturali e scientifiche tra territori europei è sempre stata fittissima. Ed ha generato progresso e conoscenza. È ancora così? Ce ne parla lo scrittore e giornalista olandese, autore di Per antiche strade

Con Per antiche strade Mathijs Deen ci guida in un immaginario viaggio lungo le vie che attraversano l’Europa fin dalla sua antichità. Attraverso un ampio percorso nel tempo e nello spazio, lo scrittore olandese ci parla della costruzione europea, come progetto culturale comune nato molti secoli prima che l’Europa diventasse in qualche modo un’unità. Come arterie e vene, le vie che solcano il Vecchio continente hanno visto scorrere la linfa di idee, speranze, scambi, fin dalla preistoria. «Tanti sono i percorsi significativi in questo senso, dipende dalla storia che vuoi raccontare», accenna l’autore di questo affascinante libro edito da Iperborea, quando gli chiediamo quali sono gli itinerari più interessanti.

Se i primi Sapiens arrivarono a piedi via terra «con il sole sulla schiena e il mondo che si apriva verso nord», nell’età del bronzo i fiumi furono le rotte principali. Ogni epoca e ogni civiltà ha lasciato la sua impronta costruendo ponti e connessioni? «Quando i romani conquistarono il continente i fiumi erano ancora di primaria importanza, ma riuscirono a costruire strade, valichi e ponti percorribili tutto l’anno», ricostruisce Deen. «Nel Medioevo le vie dei pellegrini divennero sempre più importanti ed era molto conveniente che la vecchia viabilità fosse ancora in vigore. Anche se molte strade romane caddero nel dimenticatoio, furono ancora utilizzate nel Medioevo e oltre, quando governanti come Carlo Magno, Luigi XIV e Napoleone iniziarono a migliorarle».

Attraverso i secoli, le strade sono state il più importante tessuto connettivo della sfaccettata identità europea che si andava formando. «Quelle che attraversavano i divari naturali furono di primaria importanza – prosegue Deen -. Penso per esempio alle strade attraverso le Alpi che Augusto costruì. Ma anche all’importanza del progresso nella costruzione navale non va sottovaluta», dice lo scrittore che dedica un importante capitolo di Per antiche strade ai Celti che dal IV secolo a.C. sciamarono dalla Francia e dalla Svizzera verso i Balcani, seguendo il corso del Danubio.
Per quelle vie non si avventuravano solo sovrani, conquistatori ed eserciti ma anche e soprattutto viaggiatori, studiosi, cercatori di fortuna, migranti.
Importantissimo fu il loro contribuito nel tracciare il ricco mosaico culturale europeo, come documenta lo scrittore e giornalista olandese in questo suo primo libro tradotto (da E. Svaluto Moreolo) e pubblicato in Italia. «Con tutta evidenza c’era/c’è il tentativo egemonico della Chiesa di Roma, che ha offerto ai cittadini di territori rivali una visione comune della vita e della morte. Viaggiare nel territorio dei Paesi vicini all’epoca era un’attività rischiosa, ma lo era molto meno se…


L’articolo prosegue su Left del 4-10 dicembre 2020

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