Per gli iraniani il 2020 si chiude così come si è aperto: con un omicidio extragiudiziale e tensione bellica alle stelle. Il 3 gennaio all’aeroporto di Baghdad un drone statunitense aveva centrato l’auto su cui viaggiava il generale Qassem Soleimani, capo dell’unità Al Quds delle Guardie rivoluzionarie. Il 27 novembre un’operazione da remoto del Mossad israeliano ha ucciso Mohsen Fakhrizadeh, scienziato responsabile del programma per l’energia nucleare del Paese.
Due omicidi compiuti al di fuori della legalità internazionale, dal fronte israeliano-statunitense, ad appena due mesi dall’uscita dalla Casa Bianca del presidente più filo-Tel Aviv di sempre, Donald Trump. Tra un’operazione e l’altra, sulla Repubblica islamica sono piovute altre sanzioni finanziarie e commerciali, le più pesanti e severe mai applicate contro un Paese nell’era contemporanea, come le ha definite il segretario di Stato Mike Pompeo. In piena pandemia. Il risultato è un Paese internazionalmente isolato (dell’Unione europea non c’è pressoché traccia) e preda di tensioni sociali interne con pochi precedenti. Ed è un Paese in attesa: il 20 gennaio entrerà in carica Joe Biden che davanti avrà l’occasione di reindirizzare la politica Usa verso l’Iran.

Resterà da vedere quanti pozzi brucerà Trump in queste ultime settimane, prima di chiudere il sipario: «Fakhrizadeh, al di là di qualsiasi propaganda di regime, era un civile – ci spiega Stella Morgana, ricercatrice e docente di Storia contemporanea dell’Iran alla Leiden University e di Storia e politica del Medio Oriente all’Università di Amsterdam -, Israele ha assassinato un cittadino iraniano in Iran, una violazione della sua sovranità. Questo omicidio, ingiustificato dal diritto internazionale, ha lo scopo di polarizzare l’Iran internamente ma soprattutto rispetto agli Stati Uniti. Vuole garantire che l’amministrazione Biden non sia in grado di resuscitare l’accordo nucleare iraniano. È volto a sabotare un ritorno a quell’accordo e di conseguenza alle relazioni Usa-Iran che nel 2015 stavano andando verso uno storico scongelamento».

«Sicuramente ci sarà una risposta e probabilmente accadrà quanto successo con l’omicidio Soleimani», ci spiega Maziyar Ghiabi, docente e ricercatore in Scienze politiche alla Soas, Università di Londra e Università di Exeter. «Ovvero lo Stato iraniano si assumerà il diritto di risposta: non un atto nascosto o di sabotaggio, ma un attacco formale come quello compiuto in Iraq contro le…


L’articolo prosegue su Left dell’11-17 dicembre 2020

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