La libertà ha nel suo fondamento l’uguaglianza degli esseri umani

È noto che destra e sinistra intendono rispettivamente il principio di libertà e quello di uguaglianza come cardini della loro azione politica. La destra avrebbe come idea quella che non esiste un’uguaglianza universale e che il principio fondamentale è quello della libertà per cui ogni essere umano deve essere libero di fare quello che vuole per realizzare se stesso. Dall’altra parte la sinistra avrebbe come principio ideale che ciò che va perseguito è l’uguaglianza tra gli esseri umani anche se questo dovesse costare in termini di libertà.
Ora è chiaro che il discorso è molto ampio e non riducibile a due semplici frasi. Però credo sia interessante fare alcune considerazioni su questi due principi che sembrano sempre contrapporsi.
Va innanzitutto detto che quello che sempre si dimentica è che la libertà e l’uguaglianza si riferiscono evidentemente agli esseri umani. Chi ne parla lo fa avendo evidentemente un’idea di cosa è un essere umano. Di cosa significa per lui libertà e uguaglianza.

Il problema è capire se per caso l’idea che si ha dell’essere umano possa in qualche modo influenzare il principio di uguaglianza e il principio di libertà.
Consideriamo la libertà. Sappiamo che siamo liberi di fare tante cose, come cittadini del nostro Paese. Siamo liberi di muoverci, di incontrare persone, di associarci, di fare impresa, di esprimere e pubblicare le nostre idee. Siamo liberi di innamorarci e di lasciarci. Siamo liberi di votare chi vogliamo alle elezioni oppure di non votare. Siamo liberi di fare infinite cose. Sappiamo anche che è la legge che stabilisce quello che non si è liberi di fare. Infatti, potremmo definire la libertà come “poter fare tutto ciò che non è proibito dalla legge”. La legge definisce i confini che delimitano i comportamenti umani che sono permessi. Ciò che va fuori da quei confini non è permesso. Ma la libertà comprende la possibilità di andare oltre quel confine oppure no? Cioè la legge definisce il confine come norma di buon funzionamento della società oppure è un confine che vuole limitare la libertà degli esseri umani perché in alcune circostanze potrebbe rivelarsi pericolosa? Ecco che diventa evidente come l’idea di libertà si lega all’idea di essere umano: chi uccide lo fa perché esprime una libertà? Oppure nel commettere un crimine non si esprime alcuna libertà perché si sta compiendo una violenza? E perché mai agire una violenza sull’altro non è libertà?

È interessante qui notare come il pensiero dominante (ma non il pensiero comune) ritiene che gli esseri umani siano originariamente violenti. Nel senso che il bambino se lasciato, appunto, libero si esprime esercitando violenza verso i propri simili. In altre parole, la cultura dominante dice che la libertà “originaria” del bambino sarebbe la libertà di esercitare violenza verso i propri simili. Motivo per il quale sarebbe necessario stabilire regole e paletti che limitino tale istinto “aggressivo” del bambino. Da tale ragionamento deriva che tutti gli esseri umani avrebbero dentro di sé un mostro pronto ad agire, una realtà originaria perversa e animalesca pronta ad uccidere il prossimo se non adeguatamente controllata (si veda per esempio il film Il pianeta proibito).
In questo schema di pensiero la legge sarebbe la versione per adulti del genitore che dovrebbe controllare la violenza del bambino.

La realtà originaria del bambino sarebbe la tavoletta di cera che va definita dal genitore prima e dalla “cultura” poi per creare il bravo cittadino. Altrimenti l’essere umano realizzerebbe solo dissociazione e violenza. Se l’origine è perversa evidentemente non può esserci alcuna uguaglianza. E questo è tra l’altro un errore gravissimo che fa il pensiero di sinistra: se si dice che l’uguaglianza non è originaria ed è quindi qualcosa che si deve acquisire si sta sostanzialmente dicendo che l’uguaglianza è una costruzione artificiale e che in realtà non esiste. Si tratterebbe cioè di un’uguaglianza per costruzione necessaria per vivere con gli altri ma non reale. Un patto razionale con gli altri per trarre vantaggio dallo stare insieme.
Dobbiamo innanzitutto dire che i due termini, libertà e uguaglianza, non si riferiscono solo alla realtà fisica ma soprattutto alla realtà psichica degli esseri umani.

Ed è ovvio che sia così: la realtà fisica degli esseri umani è che tutti siamo diversi. Non esistono due Dna uguali nel mondo. Anche se sappiamo bene che i principi di funzionamento dell’organismo sono gli stessi per tutti. Ma tutti siamo leggermente diversi gli uni dagli altri. Mettendola sul piano materiale si va anche incontro a paradossi come quello dell’associazione dei produttori di armi americana che sostiene che l’uguaglianza sta nel possedere tutti un’arma perché in questo modo tutti hanno la stessa capacità offensiva a prescindere dalle differenze fisiche! Allo stesso modo la libertà, se la consideriamo su un piano materiale, dobbiamo pensarla come possibilità di movimento e di fare le cose. Allora ne deriverebbe che il giovane è più libero dell’anziano. O che chi ha più mezzi è più libero di chi ne ha di meno. Non possiamo pensare a queste due idee su un piano puramente materiale. Perché gli esseri umani non sono solo realtà materiale. E poi questi sono principi! Non sono cose. Perché dovrebbero riferirsi solo alla realtà materiale? Ma ancora non si capisce: chi viene prima, l’uguaglianza o la libertà?

La soluzione al dilemma sta nella Teoria della nascita di Massimo Fagioli. L’uguaglianza sta nel sapere dell’esistenza di un altro essere umano e del possibile rapporto con esso. La libertà è l’autonomia dal rapporto, separarsi e pensare a ciò che si è vissuto.
Allora si comprende come la libertà ha nel suo fondo l’uguaglianza tra gli esseri umani. Senza di essa la libertà non esiste. Non è libertà. E per questo non può mai essere lesione dell’altro. Perché chi agisce un crimine non sta esercitando la sua libertà ma sta ledendo il principio di uguaglianza con l’essere umano che subisce la violenza.
L’uguaglianza si realizza alla nascita con una dinamica che, in effetti, esprime una violenza assoluta, ma solo verso il mondo materiale quando il neonato realizza il pensiero “il mondo non esiste” come reazione allo stimolo inanimato della luce. Per il neonato esiste solo la realtà psichica umana. Simultaneo al “mondo non esiste” compare l’idea dell’esistenza di un altro essere umano simile a sé stessi con cui avere rapporto (si legga al riguardo M. Fagioli, Istinto di morte e conoscenza, L’Asino d’oro edizioni). È qui che compare l’uguaglianza che è quindi un pensiero sugli altri che sono simili a noi. Ed è il primo pensiero, la matrice che fa di noi degli esseri umani. Noi siamo per il rapporto con gli altri che sono uguali a noi stessi.

La libertà si svilupperà con le separazioni dopo il rapporto. Potremmo dire che la libertà deriva dalla memoria fantasia di ciò che si è vissuto.
Un pensiero che poi diventerà anche movimento fisico, capacità e possibilità di fare le cose per sé e per gli altri. Pensiero che può diventare quindi anche azione politica. Perdere l’idea di uguaglianza originaria significa dimenticare il principio base. L’azione politica allora diventerà tesa a confermare che l’uguaglianza non esiste ed il principio cardine è la libertà di agire anche a scapito degli altri. Si costruirà una politica di destra.
Se invece si riesce a conservare quell’idea di uguaglianza originaria, allora si cercherà di fare cose che sono un fare per gli altri e per la loro realizzazione. Si costruirà cioè una politica di sinistra.


L’articolo è tratto da Left del 23 dicembre 2020 – 7 gennaio 2021

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