Il più grande pregio di Renzi è anche il suo più grande difetto: riesce a irrompere nella scena politica dicendo parole sconclusionate che funzionerebbero in bocca a qualcuno che non abbia la sua storia, le sue alleanze, il suo ruolo e quello del suo partito e invece lui, con calma serafica, riesce veramente a farci credere che sia convinto davvero di quello che dice.

Così ieri Renzi, quello che vorrebbe spersonalizzare la politica, annuncia il ritiro dei suoi componenti del governo (le ministre Bellanova e Bonetti più Scalfarotto) accusando Conte di averle usate solo come “segnaposto” e lo fa usando i suoi compagni di partito come segnaposto al suo fianco mentre rovescia sugli altri le sue stesse politiche patologiche. Fa un po’ senso come trucco però evidentemente funziona. Meglio: lui è convinto che funzioni nonostante tutti i numeri di tutti i sondaggi dicano che questa crisi non l’ha capita nessuno e che la maggioranza degli italiani sia convinta che sia tutta una mossa personale dell’ex Matteo.

Però lui, Renzi, ieri è riuscito con il suo risicato 2% a tenere incollati i giornali e le televisioni come piace a lui, con quell’aspettativa che evidentemente gli procura l’adrenalina che gli serve per sentirsi vivo e con il suo bel faccione che oggi campeggia su tutti i giornali. A lui basta questo, a lui serve questo, del resto il suo scambiare la visibilità per consenso l’ha già portato a boicottarsi con le sue stesse mani.

Comunque il punto politico è che Renzi ritira le ministre e poi si dice pronto a qualsiasi scenario. Tradotto: ho fatto casino ma mi raccomando se riuscite tenetemi dentro. Poi dice di non avercela con nessuno. Tradotto: io amo me stesso e odio chi non mi ama, non è questione di contenuti o di persone ma è solo una questione della mia persona. Poi dice che non spetta a lui decidere il futuro. Tradotto: ho combinato caos per farvi rumorosamente sentire che esisto anch’io ora sta a voi provare a ricomporre le macerie. Però dice di essere pronto a discutere di tutto. Tradotto: dai, va bene, continuiamo a parlare di me.

Fuori intanto crescono i numeri di contagi e continua il tragico conto dei morti. Poi ci sono le aziende che chiudono, le attività in sofferenza e una caterva di rinchiusi che conta i danni dei propri tormenti. Ma Narciso sorride specchiandosi. C’è di buono che sono gli ultimi barlumi. Del resto per riuscire a specchiarsi ha dovuto inventarsi un partito che non esiste là fuori ma rimane un’esperienza extraterrestre favorita dai meccanismi parlamentari.

Buon giovedì.