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Compie un anno l’alleanza in Spagna tra Psoe e Unidas Podemos. Sebbene coincida con il lungo periodo di pandemia e gli attacchi feroci delle destre siano all’ordine del giorno, sono stati raggiunti diversi obiettivi in campo sociale ed economico e il 23% del programma è già stato realizzato

Il governo progressista spagnolo è riuscito a far approvare, a dicembre, con un’ampia maggioranza, la nuova legge di bilancio per il 2021. Per la Spagna non è una notizia marginale, perché si tratta della prima finanziaria approvata dal 2018. Fin qui Sánchez ha dovuto governare senza un proprio bilancio, costretto a prorogare quello elaborato dall’esecutivo di destra di Mariano Rajoy. E non è da sottovalutare l’ampio consenso con cui è stato approvato, ben 189 voti a favore e solo 145 contro. Sono state ribaltate le preoccupazioni iniziate a gennaio 2020 – proprio un anno fa – quando Sánchez ha formato il governo di minoranza, stringendo l’alleanza con Podemos, con due soli voti di scarto. Per ora è fallito il disegno delle destre di far cadere l’esecutivo, sia il tentativo architettato dal Partito popolare e da Vox che hanno mobilitato la rabbia sociale, sia quello più moderato di Ciudadanos che – negando l’appoggio richiesto – ha puntato sulle contraddizioni interne al Psoe, con l’obiettivo di spingerlo a una rottura con Unidas Podemos e con le forze nazionaliste e indipendentiste regionali basche e catalane.

L’espressione governo Frankenstein viene usata in Spagna per definire l’esecutivo di Sánchez e dei suoi sostenitori parlamentari, allude a qualcosa di mostruoso che si tiene insieme non si sa bene come, ma dopo un anno di governo e quasi un anno di pandemia l’approvazione del piano di spesa dello Stato, che riguarda anche i miliardi di euro previsti dal Recovery plan, aumenta le possibilità di Sánchez di rimanere in carica fino alla fine della legislatura.

Le scelte che emergono dai conti approvati inducono a un moderato ottimismo. C’è il cambiamento del modello di sviluppo spagnolo, sono nominate le politiche sociali e fiscali per non lasciare indietro nessuno e si intravede la possibilità di avviare a soluzione la crisi territoriale spagnola, di cui la Catalogna è solo uno dei problemi.
Gli anticipi sui fondi del Next Generation Eu, con l’impegno di riuscire a spendere nei prossimi tre anni tutti i 140 miliardi di euro messi a disposizione dall’Europa, non basteranno a finanziare lo sforzo necessario alla manovra economica votata. Sono previsti anche aumenti delle imposte sul reddito, sul patrimonio e sulle società, si pensa a un…


L’articolo prosegue su Left del 29 gennaio – 4 febbraio 2021

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