In Russia, il dissenso contro Putin dilaga da Mosca e San Pietroburgo verso le periferie del Paese. Ed è cavalcato anche dal partito populista di Navalny. Ma la repressione, già dura da anni contro ogni voce critica, si è fatta ancora più feroce e colpisce soprattutto i giovani

«Vado in piazza a protestare perché credo che sotto Putin il Paese non solo sia diventato una dittatura ma ha anche visto peggiorare drasticamente la qualità della vita. Il dissenso e le opinioni alternative sono oppresse e il livello di corruzione è semplicemente spaventoso, sia nei piccoli problemi quotidiani che nelle grandi decisioni del governo». Sono le parole di Anastasia (nome di fantasia), giovane cittadina russa, rilasciate al nostro settimanale.

In Russia, domenica 23 gennaio, si sono svolte le più grandi manifestazioni di protesta contro il governo che l’era Putin ricordi. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Mosca, San Pietroburgo e in tante altre città periferiche dove è molto più raro che le manifestazioni di dissenso si propaghino. Le immagini dei cortei che hanno sfidato le temperature proibitive del “generale inverno” e la brutalità delle forze dell’ordine, hanno fatto velocemente il giro del mondo. Un moto di rivolta nato non per caso, ma, secondo gli analisti, figlio di un piano preciso. Il 17 gennaio, il principale oppositore del presidente Vladimir Putin, Aleksej Navalny (recentemente vittima di un misterioso avvelenamento), leader del partito populista di opposizione Russia Futura, si è consegnato alle autorità del Cremlino ed è stato immediatamente arrestato.

Il suo entourage, per tutta risposta, approfittando del clamore mediatico procurato dalla sua detenzione, ha diffuso una dettagliata inchiesta su una reggia attribuita a Putin sulle rive del mar Nero. Una villa di 17mila metri quadrati con un parco annesso di 7.800 ettari, un campo da hockey sotterraneo, un porto privato e oggetti di arredamento di lusso (il costo di un singolo divano di una sala da the di 1200 metri quadri, può superare i 20mila euro). In base a dei documenti pubblicati dall’agenzia internazionale Reuters, Vladimir Putin non avrebbe nulla di intestato ma il tutto sarebbe proprietà di vari prestanome. Tra questi compare Alexander Pomnomarenko, amico di vecchia data dell’ex agente del Kgb, ora capo del Cremlino.
La strategia di Navalny ha funzionato. Un video del così ribattezzato “nuovo palazzo di inverno”, effettuato con un drone, ha superato quota cento milioni di visualizzazioni su Youtube. Una propaganda che fa forza sulla discrepanza fra la ricchezza ostentata dall’oligarchia al potere e il basso stipendio medio di un cittadino russo. In un tweet di un account vicino all’oppositore del presidente si legge: «La residenza di Putin è la più grande casa privata in Russia. Il costo totale del palazzo, secondo Navalny, è di almeno 100 miliardi di rubli. E la tua pensione è di 140 dollari!». Mentre le proteste nel Paese aumentano, la…


L’articolo prosegue su Left del 5-11 febbraio 2021

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