Che un under 40 diventasse direttore di uno dei più importanti musei non era mai accaduto in anni recenti in Italia. E quando il 28 aprile del 2014 Christian Greco assunse la guida del Museo Egizio di Torino la notizia ebbe grandissima eco suoi media italiani. (Discredito sui giovani e blocco del turn over nelle soprintendenze sono purtroppo mali endemici nel Belpaese dell’arte e dell’autolesionismo).

Di certo all’egittologo Greco già allora non mancavano i titoli: alle spalle aveva già molti anni di studio, perfezionamento e lavoro nei Paesi Bassi (dove, tra l’altro è stato curatore della sezione egizia del Museo di Leida), all’attivo aveva molte pubblicazioni scientifiche e attività di scavo. E pensare che tutto era cominciato con un semplice Erasmus (che oggi anacronisticamente la Brexit di fatto ha reso impossibile in Gran Bretagna). Sotto la guida di Greco il Museo Egizio di Torino, che custodisce la seconda collezione di arte egizia più importante al mondo dopo quella del Cairo, ha conosciuto una stagione di rilancio, rinnovando le sale espositive (nel 2015), aprendosi alla cittadinanza (con iniziative di dialogo interculturale che nel 2018 valsero al direttore un incolto e sgangherato attacco da parte della Meloni), riprendendo l’attività di ricerca.

Attività che in questo ultimo anno hanno dovuto fare i conti con il pesante impatto della pandemia. Nel 2020 il museo ha registrato un meno 70% di introiti. «Lei si immagini, d’un tratto, siamo passati dal tenere aperto il museo 7 giorni su 7, con l’unica eccezione del giorno di Natale, a una chiusura di 180 giorni», racconta il direttore che abbiamo raggiunto telefonicamente nel museo torinese (che ha riaperto secondo le disposizioni del 18 gennaio).

Lo scorso novembre Settis aveva proposto di riaprire tutti i musei in sicurezza rendendoli gratuiti per tre mesi che cosa ha pensato della sua proposta?
Ho colto subito il suo appello e l’ho anche attuato. Senza nemmeno stare ad aspettare. Settis chiedeva al Consiglio dei ministri del governo Conte II di aprire gratuitamente purché fossero previsti dei ristori per i musei stessi. La prima settimana di riapertura gratuita per un museo come il nostro è stato un ulteriore sforzo economico. Inutile negarlo siamo stati piegati dalla pandemia. Ma è stato importante dare quel segnale per ribadire che il museo è la casa di tutti ma anche per cominciare a dire che il modello di sussistenza deve cambiare completamente. Il futuro dei musei non può essere misurato in biglietteria, ma il museo deve essere un vero centro di innovazione e ricerca, che va garantito con finanziamenti pubblici e privati per…

 

 


L’articolo prosegue su Left del 19-25 febbraio 2021

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