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A Ferrara tutti i 157 posti della graduatoria per ottenere un alloggio popolare sono stati assegnati a famiglie italiane. “Grazie” al nuovo regolamento della giunta leghista, che premia la «residenzialità storica» penalizzando giovani e immigrati

Il sindaco leghista Alan Fabbri lo aveva definito un «risultato rivoluzionario», che avrebbe ristabilito «un’equità sociale che era stata cancellata dai finti buonismi delle amministrazioni Pd». Ma il nuovo regolamento per l’assegnazione delle case popolari del Comune emiliano, modificato il 26 gennaio scorso in chiave razzista, ha tutt’altre caratteristiche. Fortunatamente, nel frattempo, l’amministrazione di destra è già stata costretta ad un parziale dietrofront.

I primi 157 posti della 32esima graduatoria, la prima redatta secondo i nuovi criteri, sono stati individuati tra le 259 domande accolte in via definitiva, a fronte di 473 domante accettate con riserva e 14 escluse. E sono tutti stati assegnati ad italiani. Infatti, cambiando il regolamento comunale, la giunta leghista ha attribuito molto più peso alla “residenzialità storica” dei richiedenti e ha introdotto il criterio dell’impossidenza, in virtù del quale chi presenta la domanda avrebbe dovuto produrre adeguata documentazione per provare di non possedere «immobili nel proprio Stato di origine o in qualunque altro Stato oppure l’inadeguatezza dell’eventuale alloggio».
«La casa popolare non deve più essere considerata un servizio dedicato quasi esclusivamente alle famiglie immigrate – aveva dichiarato il sindaco del Carroccio – ma un servizio a disposizione di tutti, utile come momento di passaggio che sostiene le famiglie nella ricerca di un’autonomia economica futura». Lo stravolgimento rispetto a tutti i regolamenti precedenti è avvenuto nell’attribuzione voluta dalla giunta Fabbri di 0,5 punti in graduatoria per ogni anno di residenza nel comune senza prevedere, però, un tetto massimo e facendo saltare il tavolo a favore della popolazione più anziana.

Favorire chi risiede da più tempo in città, ovviamente, penalizza chi ha davvero bisogno di un tetto sopra la testa, specialmente con la crisi che la pandemia sta alimentando. Ad essere sfavoriti dal nuovo regolamento, in particolare, sono i giovani residenti, il cui punteggio accumulato negli anni sarebbe sicuramente inferiore a quello degli anziani; i cittadini stranieri che non sempre riescono a reperire i certificati di impossidenza di eventuali beni immobili, subendo per giunta i lunghi iter burocratici; infine le famiglie con tre o quattro bimbi, svantaggiate in graduatoria rispetto alle giovani coppie senza figli. Pochi giorni fa, però, la giunta Fabbri ha deciso di sospendere la consegna dell’ostica certificazione di impossidenza, cosicché per gli extracomunitari possano bastare le sole autocertificazioni con poche eccezioni. Si badi bene, però, che il provvedimento della giunta è provvisorio e…


L’articolo prosegue su Left del 19-25 febbraio 2021

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