L’Italia che è stata fra i primi Paesi al mondo a costituzionalizzare la tutela del patrimonio artistico e del paesaggio è diventata nemica dei suoi tesori. E non da ora. Anni e anni di consumo di suolo, deregulation urbanistica, abusivismo hanno messo a sacco la penisola, di per sé idrogeologicamente fragile ed esposta a sismi. In nome di una ideologia della crescita ad ogni costo con un intensivo sfruttamento delle risorse naturale e culturali l’Italia è stata follemente cementificata e i centri storici delle città d’arte hanno subito la pressione di un turismo consumistico e predatorio che, come nota la senatrice Michela Montevecchi «non offre neanche conoscenza e la possibilità di fare una vera esperienza culturale». Con una serie di incontri di approfondimento la senatrice de Movimento Cinque Stelle da mesi sta affrontando questi temi chiamando a confronto professionisti dei beni culturali, scienziati, esperti di comunicazione. L’obiettivo è alto: cercare di cambiare questo modello di sfruttamento intensivo del territorio e del patrimonio culturale, invertire rapidamente la rotta strutturando una proposta politica che rimetta al centro la tutela guardando al futuro, cercando di prevenire l’impatto che potrebbe avere il climate change, con eventi climatici imprevisti e tanto più impattanti su un territorio già fragile e messo a dura prova. Anche di questo discuteremo il 4 marzo con Luca Mercalli, Giuseppe Mazza e la senatrice in una Pillola di Arte e scienza che sarà trasmessa in streaming sulla pagina Facebook della senatrice.

Dobbiamo rapidamente cambiare modello di sviluppo, non c’è più tempo dicono i giovanissimi dei Fridays for future che più degli adulti hanno recepito l’allarme degli scienziati riguardo agli effetti del surriscaldamento del pianeta, dell’innalzamento degli oceano, di eventi climatici avversi. E al contempo dobbiamo fare prevenzione.
«Serve una ampia mappatura di tutti i luoghi più fragili e un piano straordinario di manutenzione», sottolinea Montevecchi, ma se vogliamo davvero mettere le basi per un vero cambiamento bisogna cambiare radicalmente la nostra visione culturale facendo formazione cominciando fin dai primi anni di scuola». Per mettere in atto un vero salto di paradigma serve soprattutto sensibilizzare le nuove generazioni. «È importante cercare di introdurre i bambini al tema del cambiamento climatico. Purtroppo saranno proprio loro a viverlo nelle sue manifestazioni più problematiche», sottolinea la senatrice. Alcune esperienze di formazione innovativa in questo senso sono già attive.

«Per esperienza personale posso dire che l’Emilia Romagna è una Regione virtuosa da questo punto di vista – racconta la senatrice modenese -. I bambini vengono portati in montagna, per fargli conoscere la flora e la fauna, per entrare in contatto con la natura. Oggi, con le nostre vite traslate sugli smartphone si fatica molto a mantenere la sensibilità nei confronti dell’habitat naturale. Ma non dovremmo dimenticare mai che ne siamo parte. La perdita di questo contatto non aiuta a mantenere e a sviluppare sensibilità verso l’ambiente. Questa è una grande sfida da affrontare»
L’educazione civica nelle scuole dovrebbe essere anche educazione al rispetto dell’ambiente ed educazione all’ecologia?
Certamente. L’educazione civica è stata reintrodotta con un provvedimento del governo Conte I che abbiamo fortemente voluto. Però a mio avviso va rivisto tutto il percorso di formazione fin dalla scuola dell’infanzia dove noi cominciamo a sviluppare la consapevolezza del nostro stare nel mondo. Nelle vari fasi scolastiche sono possono prevedere percorsi che possono essere svolti anche al di fuori dell’ora curriculare, potenziando tutte quelle buone pratiche che fanno sì che il bambino cresca e diventi un adulto che ha già acquisito una serie di abitudini di vita. Più che un’ora di teoria serve l’esempio, l’esperienza di vita.
Il convegno e la serie di incontri che lei ha organizzato costruiscono un ponte fra politici ed esperti, da questo intreccio nascerà una concreta proposta politica?
Personalmente penso di avere sempre molto da imparare. Penso che sia sempre importante aprirsi alla conoscenza e mi è piaciuto farlo in un percorso pubblico, accessibile a tutti. Avrei potuto consultare gli esperti chiedendo loro un colloquio personale. Creare vari momenti, dal convegno ai webinar, alle pillole di approfondimento, è stato anche un modo per fare informazione su questi temi. È fondamentale che ci sia una traduzione politica perché altrimenti le istanze rimangono senza risposta. Come parlamentare mi sono presa l’impegno di trarre da questi contenuti delle linee di indirizzo. Trasferirò in ambito parlamentare questo lavoro che sto facendo in un habitat extraparlamentare. L’obiettivo è fare in modo che poi si possa arrivare alla votazione di una risoluzione con cui il governo si prenda degli impegni. Io non sto al governo, ma il Parlamento legifera e io non perdo le speranze.

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PILLOLE DI #ARTESCIENZA

Sulla scia del convegno “#ArtEClima” del 21 Settembre 2020 e i successivi due webinar “#ArtEScienza” di novembre e dicembre 2020, continuiamo con il nostro ciclo di incontri on-line dal titolo “Pillole di ArteScienza”.
Dopo #ArteTecnologia e #ArteFormazione, arriva il terzo incontro:
#ArteComunicazione, giovedì 4 marzo alle ore 18:00, nel quale sarà trattato il tema del ruolo della comunicazione e dell’informazione come strumento per favorire il conseguimento degli obiettivi di tutela dei beni paesaggistici e culturali a fronte dei cambiamenti climatici.

Partecipano:
Simona Maggiorelli, direttrice settimanale Left
Luca Mercalli, presidente Società Meteorologica Italiana
Giuseppe Mazza, docente Iulm, comunicatore e pubblicitario
Il webinar sarà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook della senatrice Michela Montevecchi
https://it-it.facebook.com/MichelaAMontevecchi/

Si ricorda che collegandosi alla diretta, sarà possibile interagire e formulare domande ai relatori che vi partecipano.

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